
Il percorso di Riordino territoriale, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori (cfr. notizia di ANCE EMILIA).
Insieme a Province, Comuni, Unioni , Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione ha avviato un percorso per costruire una riforma del sistema territoriale, con l’obiettivo di rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa).
Il percorso ha visto 9 appuntamenti nei territori, uno in ogni Provincia, una consultazione diretta (questionario online compilato da quasi 500 cittadine e cittadini), e l’azione partecipativa che ha coinvolto amministratrici e amministratori locali, tecnici, oltre alle Associazioni di rappresentanza degli Enti territoriali, tra cui ANCE EMILIA.
La scorsa settimana, si è tenuta l’ultima tappa presso il Dama Tecnopolo di Bologna, dove, alla presenza del Presidente della Regione, Michele de Pascale, e dell’Assessore alla Programmazione strategica e attuazione del Programma, Davide Baruffi, dove sono stati presentati i risultati del percorso e i presenti sono stati chiamati a esprimere una loro opinione, rispondendo a 17 domande attraverso i propri smartphone, rispetto alle direttrici individuate per la riforma emerse dal territorio.
Da qui, anche grazie al lavoro svolto, la Regione Emilia-Romagna attiverà il percorso di revisione del progetto di legge regionale di riforma territoriale che firmerà la Giunta, con l’obiettivo di trasmetterla all’Assemblea legislativa entro l’anno.
I RISULTATI DEL PERCORSO
I temi trasversali emersi dagli incontri sui territori e dai confronti con le parti sociali convergono su una stessa architettura di cambiamento in risposta a temi trasversali principali: chiarezza di ruoli (distinguere ruoli evitando sovrapposizioni e vuoti di responsabilità), potenziamento delle funzioni di area vasta nelle Province/Città Metropolitana di Bologna, differenziazione (riconoscere le molteplici specificità del territorio regionale per la montagna, le aree interne, pianura, costa e area metropolitana e quindi necessità di risposte differenziate per territori); competenze (far fronte alla carenza di personale nei comuni e collegare ad ogni funzioni personale, professionalità, dati, strumenti digitali e risorse finanziarie).
Nel dettaglio:
- la Regione deve svolgere un ruolo di indirizzo, definizione di regole e accompagnamento;
- le Province e Città metropolitana devono svolgere un ruolo di pianificazione strategica e coordinamento di area vasta;
- le Unioni di Comuni devono divenire luogo di cooperazione stabile, flessibile ed efficace tra Comuni;
- i Comuni restano enti di prossimità e responsabilità politica.
Sono due le direttrici della riforma emerse (rafforzamento della governance multilivello e potenziamento della capacità amministrativa) e quattro gli obiettivi: razionalizzare gli strumenti di governance (meno sedi di concertazione e più efficaci), valorizzare il ruolo di Città Metropolitana di Bologna e Province quali Enti di area vasta nella governance territoriale e settoriale, rafforzare e migliorare la gestione comunale e sovracomunale di funzioni e servizi e potenziando sia la cooperazione che le competenze del territorio.
Ora la Regione procederà nella stesura del progetto di legge.