
L’eredità del Superbonus 110% in Italia non porta con sé solo efficienza energetica e facciate rinnovate, ma anche oltre 2,2 miliardi di euro di lavori rimasti incompiuti a causa di contenziosi, imprese sgradite e blocchi nella cessione dei crediti.
In questo scenario segnato da oltre 170 miliardi di spesa e forti disomogeneità territoriali, l’Emilia-Romagna emerge come un modello di virtuosità e affidabilità.
Secondo i dati ENEA, ripresi in un articolo del Sole 24 Ore, disponibile in allegato, relativi agli interventi di efficientamento energetico, l’Emilia-Romagna si posiziona ai vertici nazionali per volume complessivo di investimenti attivati, con ben 11,7 miliardi di euro messi a referto (terza regione in Italia dietro solo a Lombardia e Veneto).
Tuttavia, a differenza di altre realtà del Paese, nella regione l’impatto dei “cantieri a metà” è stato quasi irrilevante: i lavori ammessi a detrazione ma non portati a termine ammontano ad appena 109 milioni di euro, ossia meno dell’1% del totale.
A fare la differenza a livello locale è stata la maggiore tenuta del tessuto imprenditoriale prima che scattasse, nel 2023, l’obbligo di attestazione SOA per le imprese esecutrici. La nostra Associazione nazionale, l’ANCE, ha spinto per introdurre dei sistemi per disciplinare l’accesso a questi lavori da parte degli operatori: l’obbligo è infatti scattato nel corso del 2023, quando però molti problemi erano stati già creati.