Presentato l’Osservatorio Congiunturale sull’Industria delle Costruzioni di ANCE: disponibili i dati, i materiali e la registrazione

In data Martedì 20 gennaio 2026, il Direttore del Centro Studi ANCE, Flavio Monosilio, ha presentato alla stampa l’Osservatorio Congiunturale sull’Industria delle Costruzioni, insieme al Vice Presidente, Piero Petrucco, e la Presidente, Federica Brancaccio.

Durante la presentazione, sono state delineate le performance del settore delle costruzioni nel corso del 2025 e le sfide che caratterizzeranno il 2026: la conclusione del PNRR e la definizione di un Piano per l’abitare che offra una risposta all’emergenza abitativa.

All’incontro hanno partecipato il Dott. Davide Ciferri, Responsabile Unità di Missione per il PNRR, che ha illustrato l’esperienza del MIT nella gestione del PNRR, il Prof. Ezio Micelli, Componente dell’Advisory Board sull’emergenza abitativa della Commissione Europea, e il Dott. Renato Loiero, Consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Nel dettaglio, il Centro Studi ANCE ha rivisto le vecchie previsioni per il 2025 che vedevano un “profondo rosso” quantificato in un -7% portando la stima attuale a una “leggera flessione”, con un -1,1%: i lavori del PNRR sono andati meglio di quanto previsto, con cantieri cresciuti fino a 15.978 e 6.277 imprese che hanno partecipato al Piano che hanno preso almeno un lavoro.

Secondo l’ANCE, il PNRR sarà ancora il protagonista del 2026, con una spinta che si farà così forte da portare a una previsione del +12% per il comparto delle opere pubbliche e da trainare l’intero settore a un +5,6%.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che le imprese escono da una fase di espansione e solidità finanziaria accompagnata prima dal Superbonus e poi dal PNRR e ora resta la grande difficoltà sul fronte del credito verso il settore e verso gli investimenti: si è passati dai 52 miliardi del 2007 ai 10,6 miliardi del 2024 e la richiesta a gran voce è di superare questo che appare come un atteggiamento discriminatorio.

Piero Petrucco ha spiegato che le analisi di ANCE sono stata svolte sul campione delle 75.000 imprese iscritte alle Casse edili che sono più solide in termini di produttività e assetto finanziario rispetto al grande universo delle 543.000 imprese censite come settore costruzioni dall’ISTAT: “Vogliamo portare le nostre analisi alle istituzioni finanziarie che oggi ragionano guardando alle 543.000 imprese e non alle 75.000. Per questa strada, che mostra un settore ben più solido sul piano finanziario, ci poniamo l’obiettivo di recuperare quel polmone finanziario che oggi si è fortemente ridimensionato”.

Secondo l’ANCE, sono già presenti 120 miliardi nel bilancio dello Stato che dovrebbero confluire in un piano organico di investimenti tipo-PNRR, con tutte le semplificazioni e la metodologia target-milestones sperimentata in questi cinque anni, di cui:

  • 15 miliardi vengono dalla coda PNRR (e questo suona come un invito al MEF a rimettere in circolo le risorse derivanti dai risparmi di spesa);
  • 25 miliardi dai Fondi Strutturali Europei 2021-2027;
  • 42 miliardi dal Fondo Sviluppo Coesione 2021-2027;
  • 6,3 miliardi dal Fondo Sociale per il Clima 2026-2032;
  • 6,2 miliardi dal maxi-fondo della Legge di Bilancio 2025;
  • 13,5 miliardi dai fondi per il Ponte sullo Stretto;
  • 5,3 miliardi dalla manutenzione ANAS e RFI;
  • 3,8 miliardi dalle risorse per le infrastrutture della Legge di Bilancio per il 2026-2028.

 

Per il Piano Casa, l’ANCE ritiene che ci siano 7 miliardi già disponibili, di cui:

  • 970 milioni arrivano dal Fondo per il disagio abitativo (ai 660 già disponibili se ne sommano 310 della Legge di Bilancio 2026);
  • 2,9 miliardi dalle Politiche di Coesione nazionale ed europea (anche grazie alla riprogrammazione di medio termine regionale per un miliardo e di quella nazionale per 460 milioni);
  • 3,2 miliardi dal Fondo Sociale per il Clima (che deve essere ancora ripartito e presentato a Bruxelles, ma privilegerà gli interventi di efficientamento energetico senza escludere quelli per l’emergenza abitativa).

 

IL DETTAGLIO DEGLI INTERVENTI

Davide Ciferri – Il Referente del MIT ha spiegato che sono 15 i miliardi di risparmi di spesa generati sul complesso dell’investimento PNRR che non saranno reimpiegati in lavori e quindi porteranno un beneficio netto ai conti pubblici, mentre, in occasione della presentazione del Bilancio PNRR del MIT, è stato asserito che mancano ancora 8,5 miliardi per chiudere l’intera previsione di spesa di 41 miliardi: “Dopo la grande accelerazione degli ultimi mesi, serve questo ulteriore sforzo di accelerazione”.

Ezio Micelli – L’ unico italiano fra i quindici componenti dell’Housing Advisory Board della Commissione UE ha illustrato che la strategia europea intende la casa come infrastruttura che produce sviluppo: “La scelta europea non è di vedere la casa come merce o bene di mercato, né di vederla come un diritto. La scelta della strategia UE è vedere la casa come infrastruttura che porta sviluppo […] In Italia esiste una strategia per le aree interne, ma paradossalmente non esista una strategia nazionale per le aree metropolitane, che sono il luogo dello sviluppo”.

Federica Brancaccio – Chiudendo i lavori dell’Osservatorio congiunturale dell’ANCE, Brancaccio commenta prima i dati del Rapporto: “I risultati del 2025 sono migliori di quelli che avevamo previsto. Perché siamo stati bravi, sono stati bravi i Comuni, sono state brave le Stazioni Appaltanti e sono state brave le imprese a dare una risposta a una sfida come quella del PNRR di cui adesso si vedono i risultati. Tutto questo non deve diventare una parentesi irripetibile: il 2026 sarà ancora un anno positivo ma ora la sfida è trasformare l’esperienza del Piano in un modello stabile per spendere le risorse disponibili fino al 2033 e garantire l’apporto del settore alla crescita dell’economia.  Nel 2026 ci sarà la conclusione del PNRR, quindi sicuramente ci sarà ancora un valore positivo per il mercato delle costruzioni, quello che però adesso è fondamentale fare è fare il tesoro dell’esperienza del PNRR, delle riforme, delle milestone e degli obiettivi per riuscire a spendere gli altri fondi che, per fortuna, ci sono nei prossimi anni e avere una stabilità di mercato e una crescita del PIL strutturata”.

Siamo in buona forma come imprese e come PA e abbiamo anche una buona base di spesa sui cui basarci per la stabilità del mercato, condizioni che permettono la crescita dimensionale delle imprese. In questo Paese, c’è la grande preoccupazione di avere pochi grandi player rispetto all’Europa e al resto del mondo. Ma per crescere in maniera sana ci vuole tempo. Il tempo è dato da una stabilità del mercato e dalla qualità delle imprese, tenendo presente che questa migliora di pari passo a quella delle stazioni appaltanti. Con un buon committente le imprese rispondono bene e viceversa. È fondamentale proseguire su un modello PNRR. Come ANCE, noi abbiamo resistito alle preoccupazioni che avevamo, legittime, e anche alle pressioni, legittime, che avevamo per una richiesta di proroga del PNRR. Credo che in nessuna intervista, in nessun convegno, in nessun documento abbiamo chiesto una proroga perché ci teniamo moltissimo che questo resti un Paese in cui c’è una certezza di risposte, investimenti, spesa, riforme”.

Il nuovo DL PNRR è chiamato a fare per dare risposte alle preoccupazioni delle imprese rispetto alle Stazioni Appaltanti che paventano risoluzioni di contratti e penali.

La Presidente dell’ANCE, Federica Brancaccio, chiede flessibilità per affrontare l’incertezza di questa fase: “Siamo a gennaio del 2026 e le imprese sono non pressate, che sarebbe sano e normale, ma vengono stalkerizzate dalle Stazioni Appaltanti e dai RUP che minacciano solo penali e risoluzioni di contratti: viviamo in questa incertezza […] siccome siamo alle soglie del DL PNRR che si pone il tema del raggiungimento degli obiettivi, delle rendicontazioni, vorremmo sapere anche: fatta la rendicontazione a marzo di raggiungimento o meno di determinate percentuali poi che succede? Mettiamo il caso che la mia missione prevede il raggiungimento dell’80%, lo raggiungo, che succede? Ci sarà un periodo di fermo, siamo salvi da eventuali penali, ci sarà una sospensione dei lavori per avere poi i fondi per completarli? Non ci stiamo lamentando né facendo polemica, ma quello che proprio vorremmo evitare è un incidente di percorso: abbiamo tutti fatto tanti e tali sforzi, tutti in questo Paese, per fare bella figura in UE e questo lo abbiamo ottenuto. Un incidente di percorso a fine gara sarebbe un peccato”. Questa è, dunque, la richiesta che Brancaccio anticipa anche in vista delle future audizioni e interlocuzioni sul DL PNRR: “E’ un tema sul quale ci sarà tutta la nostra attenzione ma nell’interesse generale del Paese. La crescita sana del nostro sistema consente di avere un Paese competitivo con il numero giusto di grandi e medi player e di piccole imprese che potranno crescere. E ci si porrà meno il problema di salvataggi oppure di avere imprese statali che possano intervenire in una necessità di mercato”.

Centrale è sempre il tema della casa: “Dare una casa da abitare tutti i cittadini è il futuro del Paese, quindi un piano casa, utilizzando sempre il modello del PNRR, è ormai una esigenza indifferibile. Lo ha capito l’Europa, lo ha capito il nostro Governo, noi lo diciamo da anni, il futuro passa per investire nelle città, nell’abitare e nel futuro del nostro Paese. La richiesta al Governo è sicuramente quella di individuare una governance e ci sembra che questo sia stato compreso e sia la strada che sta intraprendendo, considerato che abbiamo contato più di 40 competenze frammentate tra ministeri, enti e istituzioni. Quindi la prima cosa è la governance, poi immaginare un ventaglio di strumenti finanziari e di credito, dei cosiddetti fondi pazienti che possono assistere in questo grande piano che non durerà uno o due anni, pensate che il piano Fanfani è durato ben 15 anni”. 

Utilizzando i fondi disponibili, secondo i calcoli dell’ANCE: “Tutto questo deve servire a dare una risposta ai nostri giovani, alle nostre famiglie, ai nostri anziani, agli studenti che devono poter scegliere dove andare, non devono essere costretti ad andare via, in altri Paesi, devono poter restare dove trovano occasioni di lavoro. Questo è un altro tema perché noi abbiamo aree del paese che si stanno spopolando e possiamo pensare a come insediare attività produttive, anche per bilanciare la tensione abitativa che c’è sulle grandi città”.

 

In allegato, sono disponibili:

  • Intervista Federica Brancaccio Sole 24 Ore 21.1.2026
  • Materiali di Davide Ciferri del MIT
  • Nota di sintesi Osservatorio ANCE 2026
  • Notizia di ANCE Nazionale sull’Osservatorio
  • Osservatorio ANCE 2026
  • Scheda stampa
  • Slide Osservatorio ANCE 2026