
L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ha presentato il suo 11° Rapporto, dal titolo “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Il Rapporto ASviS rappresenta la pubblicazione principale dell’Alleanza per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile in Italia.
Il documento, oltre a fornire aggiornamenti sull’impegno della comunità internazionale per l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, sottoscritta dai Governi di 193 Paesi il 25 settembre del 2015, si focalizza sul contesto nazionale, articolandosi su due piani:
- un’analisi sullo stato di avanzamento del nostro Paese rispetto all’attuazione dell’Agenda 2030 e ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs), condotta sia a livello macro per valutare gli impegni del Governo e della società italiana, sia a livello micro con un’analisi approfondita per singolo Goal;
- un quadro organico di raccomandazioni di policy, da sottoporre ai vertici, per segnalare gli ambiti in cui bisogna intervenire per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del nostro modello di sviluppo e influenzare in questo modo le strategie e le attività del Governo.
Il Rapporto fotografa un’Italia molto lontana dall’attuazione dell’Agenda 2030: nel 2025, l’indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e ben sei Obiettivi registrano un peggioramento rispetto all’anno precedente. Inoltre, il 58% dei 38 target quantitativi fissati per il 2030 non appaiono raggiungibili, una percentuale invariata rispetto allo scorso anno, nonostante gli effetti positivi del PNRR. Per la prima volta vengono anche presentati i risultati dell’analisi di 45 Target qualitativi, dalla quale emerge come in oltre la metà dei casi, soprattutto in campo ambientale e sociale, le norme e le politiche esistono, ma la loro attuazione è decisamente insufficiente.
Rispetto al 2010, l’Italia ha registrato vari peggioramenti e progressi complessivamente modesti: infatti, si trova oggi in condizioni peggiori di 15 anni fa per cinque Obiettivi (sconfiggere la povertà, acqua pulita e servizi igienico-sanitari, ridurre le disuguaglianze, vita sulla terra, pace, giustizia e istituzioni solide) e sostanzialmente invariate per altri cinque (sconfiggere la fame, salute e benessere, imprese, innovazione e infrastrutture; città e comunità sostenibili, partnership per gli obiettivi). Miglioramenti limitati si rilevano in cinque casi (istruzione di qualità, parità di genere, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, lotta contro il cambiamento climatico, imprese e innovazione) e più consistenti solo per l’economia circolare e la vita sott’acqua.
Il ritardo italiano non differisce da un quadro europeo e mondiale preoccupante: nell’Unione europea la quota dei traguardi quantitativi raggiungibili entro il 2030 scende dal 53% al 47% e sette Obiettivi registrano un peggioramento nell’ultimo anno (povertà, salute, istruzione, disuguaglianze, vita sott’acqua, giustizia e istituzioni solide e partnership) e solamente per uno (sconfiggere la fame) si registra un miglioramento. A livello mondiale, soltanto il 15% dei Target dell’Agenda 2030 è sulla buona strada per essere conseguito; il 21% registra progressi moderati, il 32% avanzamenti marginali, il 17% è in stagnazione e il 15% in regressione. Conflitti, crisi climatica e ambientale, tensioni geopolitiche e indebolimento di cooperazione e diplomazia ostacolano il cammino verso lo sviluppo sostenibile: nel 2025 gli aiuti allo sviluppo sono diminuiti del 23,1%, mentre la spesa militare mondiale ha raggiunto la cifra record di 2.900 miliardi di dollari, ben il 2,5% del PIL globale. L’impatto economico della violenza nel mondo è stato quantificato in circa 21.800 miliardi di dollari nel 2025: una cifra pari a circa cinque volte il fabbisogno annuale di finanziamento per gli SDGs nei Paesi in via di sviluppo.
L’ASviS propone un’agenda di interventi da attuare subito e nella prossima legislatura, con particolare attenzione al contrasto alla povertà e alle disuguaglianze, alla competitività del sistema produttivo, alla transizione ecologica e digitale, alla salute, all’istruzione e al lavoro. Tra le proposte “di sistema” si segnalano l’assunzione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile (attualmente oggetto di revisione da parte del Governo) come quadro di coordinamento di tutte le politiche settoriali, da porre sotto la responsabilità della Presidenza del Consiglio; la costruzione di una governance anticipante, come l’Italia si è impegnata a fare sottoscrivendo nel 2024 il Patto sul Futuro dell’Onu, così da rendere il Paese capace di affrontare i rischi, ma anche di cogliere le opportunità future; stabilire l’equità intergenerazionale come principio guida per tutte le politiche, coerentemente con la modifica costituzionale avvenuta del 2022 e l’introduzione della Valutazione d’impatto generazionale (VIG) e di genere (VIGE) delle nuove norme prevista dalla legge n.167/2025, da attuare il prima possibile.