Presentato alla Camera il Rapporto annuale “Infrastrutture strategiche e prioritarie” di ANAC e CRESME

La scorsa settimana è stato presentato, presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, il Rapporto annuale “Stato di attuazione delle infrastrutture strategiche e prioritarie”, predisposto in collaborazione con l’Autorità Nazionale Anticorruzione e CRESME, con i dati aggiornati al 30 novembre 2025.

Secondo il Rapporto, al 30 novembre 2025, il costo delle infrastrutture strategiche e prioritarie ammonta 522 miliardi di euro, in aumento di 38,6 miliardi (+8%) rispetto all’ultima rilevazione al 31 agosto 2024, di cui:

  • 210 miliardi per opere commissariate o PNRR-PNC
  • 312 miliardi per altre infrastrutture strategiche o prioritarie

 

Sulla spesa totale, Lorenzo Bellicini, Direttore del CRESME, ha informato che è disponibile il 67% delle risorse mentre il fabbisogno è del 33% (88% di risorse pubbliche e 12% di risorse private). Il 44% delle risorse va alle ferrovie, il 32% alle strade e il 2,6% al Ponte sullo Stretto e lo stato dei lavori è il seguente:

  • 75 miliardi (13%) sono lavori ultimati
  • 174 miliardi (35%) riguardano i lavori in corso
  • 33 miliardi (7%) riguardano un contratto sottoscritto ma con lavori da avviare
  • 20 miliardi (4%) sono lavori in gara o aggiudicati
  • quasi 190 miliardi (39%) sono ancora lavori in fase di progettazione.

 

Sempre Bellicini ha commentato il boom del settore degli appalti pubblici: «Prima del 2019 si aggiudicavano opere per 20 miliardi all’anno, poi si è passati a 40 miliardi, nel 2023 a 97 miliardi e nel 2025 a 51 miliardi. Dopo la pandemia sono stati aggiudicati quasi 300 miliardi di lavori […] il grosso di questo aumento è dovuto a due fattori: l’avanzamento dei lavori e dall’altro dalla variazione prezzi che incidono sul quadro delle opere pubbliche».

Il Presidente dell’ANAC, Giuseppe Busìa, durante la presentazione, ha suggerito che «Per gestire bene un’opera pubblica bisogna inserire per tutte le fasi di progettazione e nuove opere elementi digitali come il BIM, più ce n’è e più funziona» e sul tema della finanza di progetto ha concluso: «Nel 2025 cresce l’intervento del privato nelle opere pubbliche ma il rischio va trasferito al promotore e non deve rimanere in capo alla Pubblica Amministrazione. È necessario garantire la concorrenza. Tanti PPP non funzionano perché la PA non ha gli strumenti per gestirli e controllarli».