Piano Casa: l’Audizione ANCE della Presidente Brancaccio alla Camera

Si è tenuta Martedì 19 maggio 2026, l’Audizione ANCE (link alla registrazione), presieduta dalla Presidente ANCE, Federica Brancaccio, presso la Commissione Ambiente della Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione del D.L. 7 maggio 2026, n. 66, recante disposizioni urgenti per il Piano Casa (DDL 2920/C).

L’ANCE accoglie positivamente l’approvazione del Decreto Legge sul Piano Casa che mira a rispondere alla diffusa crisi abitativa in atto rispetto alla quale il Paese aspettava da molti anni un intervento strutturato.

 

L’Associazione esprime tuttavia alcune perplessità sulle misure del Piano:

  • nella parte pubblica e nella parte di edilizia integrata, si rischia di limitare la diffusione del Piano sul territorio e l’ampio coinvolgimento degli operatori;
  • la mancata previsione di norme attuative rischia di rallentare i tempi di attuazione degli interventi e la regia complessiva stessa della misura.

 

Riportiamo, di seguito, il commento della Presidente sui tre pilastri del Piano:

1. PROGRAMMA STRAORDINARIO DI INTERVENTI PER IL RECUPERO E LA MANUTENZIONE DEL PATRIMONIO ATTUALE DIEDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA E SOVVENZIONATA.

-> La misura, secondo l’Associazione, consentono di aumentare il numero di abitazioni pubbliche e sociali, recuperando gli alloggi oggi non assegnabili per carenze manutentive e valorizzando immobili pubblici non utilizzati.

2. CONCENTRAZIONE, IN UN APPOSITO STRUMENTO FINANZIARIO GESTITO DA INVIMIT SGR, DELLE RISORSE DI DERIVAZIONE EUROPEA E NAZIONALE CHE SONO OGGI DESTINATE ALL’HOUSING SOCIALE E ALL’EMERGENZA ABITATIVA NEI VARI LIVELLI DI GOVERNO.

-> Per l’ANCE, nel complesso, il Decreto mette in campo circa 10 miliardi di euro e una distribuzione temporale delle risorse che consente di avviare subito gli interventi.

3. ATTIVAZIONE DI INVESTIMENTI PRIVATI NELL’ATTUAZIONE DEL PIANO CASA, CON L’OBIETTIVO PRIORITARIO DI COSTRUIRE ALLOGGI DA AFFITTARE O VENDERE AI CITTADINI A PREZZI CALMIERATI.

-> Per i grandi investimenti strategici, soprattutto quelli superiori al miliardo di euro, il decreto prevede un sistema di semplificazioni e agevolazioni che l’ANCE considera adeguato, ma per gli interventi di dimensione minore il quadro può presentare alcune criticità: l’obbligo di destinare almeno il 70% dell’investimento all’edilizia convenzionata, senza analoghe agevolazioni urbanistiche, edilizie e fiscali, rischia di rendere molte operazioni economicamente non sostenibili.

Il settore dell’edilizia, ha ricordato la Brancaccio, attiva una filiera estremamente vasta, con un effetto moltiplicatore su gran parte del sistema produttivo nazionale. Rappresenta, pertanto, un formidabile motore di crescita economica. Ma questa crescita deve essere equilibrata e inclusiva. Se una parte sempre più numerosa della popolazione è povera, nessuno potrà comprare o affittare casa e il sistema stesso si indebolirà. Occorre quindi, secondo la presidente dell’Ance, un approccio diverso: far crescere l’economia, rispondere al bisogno abitativo e, al tempo stesso, salvaguardare il giusto profitto delle imprese, perché senza sostenibilità economica gli investimenti non partono.

Da qui le proposte per migliorare l’importante provvedimento: serve un sistema di incentivi capace di favorire anche investimenti diffusi e di taglia media, indispensabili per dare una risposta abitativa più capillare. Il rapporto 70/30 tra edilizia convenzionata e libera, osserva l’ANCE, potrebbe non funzionare allo stesso modo in tutti i territori: in alcune aree urbane può risultare troppo rigido, in altre troppo generoso. Meglio, dunque, adattarlo alle specificità locali.

L’Associazione chiede anche di valorizzare maggiormente il ruolo dei Comuni e delle Amministrazioni locali, che conoscono meglio i bisogni reali delle comunità, anche attraverso l’esercizio di ruoli commissariali . L’esperienza del PNRR ha dimostrato che gli interventi gestiti direttamente a livello locale possono garantire rapidità ed efficienza.

Un ultimo nodo riguarda la governance: pur esprimendo apprezzamento per l’impianto delineato dal Decreto, finalizzato a garantire una chiara centralità decisionale, per Federica Brancaccio “emerge tuttavia il rischio che l’intreccio tra le diverse competenze si traduca in un assetto sovrastrutturato. Tale sistema, anziché accelerare l’iter degli interventi, rischia di generare paralisi decisionale e incertezza nei tempi di attuazione. Inoltre, il decreto non indica tempistiche certe per l’adozione degli atti di nomina, generando un’incertezza che rischia di ritardare l’effettiva apertura dei cantieri”. 

 


In allegato, il testo integrale consegnato dall’ANCE alla Commissione.

 

 

 

FONTE: ANCE