
Si è tenuto nella mattinata di Mercoledì 7 ottobre 2026 l’evento inaugurale di SAIE, la Fiera delle Costruzioni, a Bologna, che ha ospitato la presentazione del Rapporto di Federcostruzioni per l’anno corrente e ha visto gli interventi di Lorenzo Bellicini, Direttore del CRESME, Emanuele Ferraloro, Presidente di Federcostruzioni, Stefano Betti, Vicepresidente ANCE e Presidente di ANCE EMILIA, e Matteo Lepore, Sindaco di Bologna.
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Dal Rapporto, realizzato in collaborazione col CRESME, emerge che le costruzioni continuano ad essere il volano dell’economia italiana, una conferma con scenari futuri tutt’altro che definiti.
I DATI DI FEDERCOSTRUZIONI
Il nostro settore vale nel complesso quasi 648,7 miliardi e dà lavoro a 3,4 milioni di persone, pari al 14% degli occupati (+3% sul 2024). Mentre si attenua l’effetto degli incentivi per la riqualificazione edilizia, aumentano gli investimenti in infrastrutture e opere pubbliche.
Nel 2025, poi, la produzione è cresciuta dello 0,9%, pari a 5,7 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente, mentre gli addetti sono aumentati del 3%. Il traino arriva da opere pubbliche e PNRR, con le prime cresciute del 21% nel 2025 fino a 96,6 miliardi, pari al 41,5% degli investimenti complessivi su un totale di 232,6 miliardi. La spesa dei Comuni, d’altronde, è cresciuta del 15,3%.
In calo, invece, è il comparto abitativo (-15,6%), con le nuove abitazioni a -5% e la manutenzione straordinaria residenziale a -18%.
Per l’anno in corso, inoltre, si prevede un +5,6 di investimenti ancora per effetto (+12%) delle opere pubbliche, mentre la manutenzione straordinaria residenziale dovrebbe recuperare il 3,5%.
Restano, invece, negative le previsioni per le nuove abitazioni (-4,5%) e per le nuove costruzioni non residenziali private (-3%). La flessione del comparto abitativo è oggi del 15,6%, dovuta principalmente a una diminuzione delle nuove abitazioni (-5%) e della manutenzione straordinaria residenziale (-18%).
L’export nel 2025 ha raggiunto 64,3 miliardi (+2,1%), generando un saldo commerciale positivo di 34,7 miliardi (+3,5%). Numeri che testimoniano la solidità e la competitività del sistema, capace di incrementare la propria produzione del 33,7% tra il 2019 e il 2025, al netto dell’inflazione.
GLI INTERVENTI
Emanuele Ferraloro: “Non siamo una somma di cantieri, ma un sistema industriale – ha sottolineato chiedendo, dopo la stagione dei bonus e del PNRR, “una politica industriale delle costruzioni stabile e di medio-lungo periodo”.
Incombe l’emergenza sulle riqualificazioni edilizie: “La normativa europea sulle case energivore è molto importante e va vista con attenzione: abbiamo un patrimonio di 12 milioni di edifici privati e due milioni di edifici pubblici e oltre il 60% è in classe energetica F o G […] se fatto 100 il consumo energetico italiano, il 40% viene sprecato negli edifici. Servono allora scelte politiche economicamente sostenibili per le casse del Paese e con una prospettiva di medio-lungo termine”.
Sul Superbonus, Ferraloro ha osservato che “Non possiamo annullare completamente i bonus, che restano un vettore troppo importante per sostenere il mercato delle costruzioni. Servono incentivi stabili, per affrontare sfide cruciali come la rigenerazione urbana, la carenza di manodopera e la transizione ecologica”.
Concludendo, “All’orizzonte vediamo nuvole, dovute all’instabilità e al caro materiali e a tutta una serie di problemi», sottolineando la necessità di non lasciare il valore di produzione del settore «in mano alla legge di bilancio».
Lorenzo Bellicini: “Siamo più alti dei picchi del 2001 e 2007 ma per il prossimo anno ci sarà una flessione lenta, la correzione è in atto e non tutta la filiera crescerà. Il tema vero è capire se è stato fatto un salto di scala”.
Stefano Betti: “Il tema del caro materiali sta strozzando le imprese. Insieme al caro energia. Chiediamo di pagare le imprese che hanno lavorato e creare un sistema stabile di incentivi per la casa, non misure spot. Servono strumenti innovativi”.
Matteo Lepore: sul Piano Casa, ha sottolineato l’esigenza di un fondo nazionale per le bonifiche e la riqualificazione, ribadendo come il tema dell’abitare sia centrale nel suo mandato: «È il nostro assillo e la nostra ossessione […] abbiamo messo a disposizione 4.500 case pubbliche o di edilizia sociale, ridotto la povertà energetica per 6.000 famiglie. Sono serviti 260 milioni di euro che abbiamo mobilitato in questo mandato, ma ne servono molti di più: serve un Piano Casa nazionale che permetta alle città di utilizzare le aree dismesse».
In allegato, sono disponibili le uscite sulla stampa.
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