Decreto PNRR e Parità salariale: le Audizioni ANCE della Presidente Brancaccio in Parlamento

All’inizio di questa settimana, la Presidente ANCE, Federica Brancaccio, ha presieduto le Audizioni ANCE, rispettivamente presso la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e presso la Commissione Lavoro del Senato, nell’ambito della conversione in Legge del Decreto Legge 19 del 19 febbraio 2026, recante ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del PNRR e in materia di Politiche di Coesione (link alla diretta e link al documento presentato).e nell’ambito dell’esame dello Schema di decreto legislativo recante l’attuazione della Direttiva Europea 2023/970 sulla Parità salariale (link alla diretta e link al documento presentato).

Riportiamo, di seguito, i temi affrontati in Parlamento.

CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO LEGGE 19 DEL 19 FEBBRAIO 2026, RECANTE ULTERIORI DISPOSIZIONI URGENTI PER L’ATTUAZIONE DEL PNRR E IN MATERIA DI POLITICHE DI COESIONE (c.d. DL PNRR)

L’ANCE condivide l’impostazione del Decreto PNRR, che si pone l’obiettivo di adeguare il Piano alle modifiche concordate con Bruxelles lo scorso autunno e di garantire la piena attuazione della fase conclusiva del Piano. Tuttavia, rispetto a tale obiettivo, ci sono importanti criticità che richiedono un intervento tempestivo: l’incertezza relativa alla fase conclusiva di alcuni lavori con il pieno utilizzo della flessibilità prevista dall’Europa e il rallentamento dei flussi finanziari e dei pagamenti che si registra dalla scorsa estate. In particolare, la Presidente ANCE ha sottolineato le forti tensioni finanziarie per le imprese che sono a corto di liquidità e potrebbero entrare in difficoltà proprio nella fase conclusiva del Piano: “Il combinato disposto tra ritardati pagamenti e mancati ristori per il caro materiali rischia di essere esplosivo”. Per l’ANCE, resta fermo che l’erogazione dell’anticipazione delle riserve, come introdotta dal Decreto, non potrà trovare attuazione prima all’avvenuto pagamento, nei termini previsti dall’articolo 125 del Codice 36/2023, di tutti i crediti maturati in relazione ai lavori già eseguiti e contabilizzati della medesima Stazione Appaltante. Nel dettaglio, l’ANCE chiede:

  1. Subito chiarezza sulle scadenze per la conclusione dei lavori
  2. Garantire la continuità dei flussi finanziari per le opere in corso e consentire alle Stazioni Appaltanti, anche in quota parte, le risorse destinate alla copertura dei maggiori costi derivanti dal DL Aiuti, a partire da quelle PNRR.
  3. Consolidare il Modello PNRR – Il Piano europeo ha infatti introdotto importanti innovazioni nella programmazione e nella realizzazione degli investimenti pubblici, introducendo un approccio, orientato ai risultati e basato su obiettivi misurabili e scadenze certe. Questo metodo ha contribuito a rendere più efficienti i processi decisionali e ad accompagnare un’evoluzione della governancedegli investimenti pubblici, rafforzando il coordinamento tra amministrazioni e la collaborazione e il dialogo tra soggetti pubblici e privati.
  4. Rendere strutturale la disciplina della conferenza di servizi “accelerata”, che consente di ridurre i tempi autorizzativi e rendere più efficiente un passaggio procedurale centrale per la realizzazione degli investimenti.
  5. Utilizzare le Risorse anche per potenziare il Piano Casa Italia – “Questi fondi si possono aggiungere ai 7 miliardi di euro già destinati a tale finalità attraverso il Piano Casa Italia, i fondi di Coesione e il Fondo sociale per il clima, permettendo di avviare un vero e proprio Piano pluriennale dell’abitare in grado di offrire risposte concrete all’emergenza abitativa e di rafforzare l’efficacia delle politiche nazionali e regionali in materia di edilizia sociale”, ha concluso Brancaccio.

 


RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA EUROPEA SULLA PARITÀ SALARIALE

La Presidente ANCE ha sottolineato come sia fondamentale che il procedimento di recepimento della Direttiva UE volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne valorizzi in modo pieno e sostanziale il ruolo delle parti sociali comparativamente più rappresentative sul Piano nazionale.

Tuttavia, le preoccupazioni dell’ANCE sono

  1. Articolo 4 comma 2 – che fa riferimento, in primo luogo, a un qualsivoglia “Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicato dal datore di lavoro” e, solo in mancanza di quest’ultimo, al “CCNL siglato dalle Organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale per il settore di riferimento”: questo “rischia di legittimare quei CCNL stipulati da soggetti di dubbia rappresentatività, che non garantiscono il principio di leale concorrenza sul mercato del lavoro, né tantomeno assicurano adeguate tutele ai lavoratori”. 
  2. Articolo 4 comma 1 – La disposizione si pone in netta contraddizione con la presunzione di conformità secondo il quale i CCNL sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale di riferimento per il settore produttivo devono costituire gli unici punti di riferimento ai fini della comparazione tra posizioni lavorative nel settore produttivo interessato. Solo in questo modo si può dare effettiva efficacia alla presunzione di conformità ai principi di parità retributiva e di trasparenza posta a favore dei CCNL sottoscritti dalle Associazioni di rappresentanza comparativamente più rappresentative sul Piano nazionale. 

 

A pagarne le conseguenze, ha aggiunto Brancaccio, saranno oltre 700.000 lavoratori “che vedranno ridurre le loro prestazioni economiche e di welfare e le loro tutele normative, rendendo inoltre impossibili i controlli alla base del contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore”.

In linea con quanto richiesto da Confindustria e da tutte le principali associazioni datoriali, l’ANCE auspica che, nel testo, venga ribadita correttamente la centralità della contrattazione collettiva cosiddetta di qualità, facendo riferimento esclusivamente ai contratti collettivi nazionali stipulati dalle Organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul Piano nazionale