Città nel Futuro 2030-2050: Piano casa, rigenerazione urbana e infrastrutture al centro della Conferenza ANCE

Si è conclusa la Conferenza “Città nel Futuro 2030-2050” promossa dall’ANCE, inaugurata Mercoledì 30 settembre presso la Camera dei Deputati, che ha chiamato esponenti del Governo, del Parlamento, delle istituzioni e del sistema economico a discutere le proposte avanzate dall’Associazione nazionale dei Costruttori Edili, per affrontare i temi del Piano Casa, della rigenerazione urbana, delle infrastrutture per l’adattamento e della grande sfida della trasformazione delle città.

Sullo sfondo, le urgenze immediate del settore, a cominciare dal caro materiali e dai ristori arretrati per almeno 2 miliardi di euro, fino alla conclusione del PNRR, che apre l’interrogativo sulla continuità degli investimenti pubblici, al forte calo dei bandi dei principali soggetti attuatori e alle soluzioni per evitare un vuoto di produzione dopo la fine del Piano.


LA 1° GIORNATA DELLA CONFERENZA: INAUGURAZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI – MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE 2026

La Conferenza è stata presentata a Montecitorio, presso l’Aula dei Gruppi parlamentari. Nel messaggio inviato all’Associazione dei Costruttori, il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha ricordato come, nel tempo, la domanda abitativa sia aumentata senza essere accompagnata da una crescita proporzionale dell’offerta, con un conseguente aumento dei prezzi e un divario sempre più ampio tra il costo delle abitazioni e le disponibilità economiche delle famiglie.

Il Parlamento, ha sottolineato, ha mostrato attenzione al problema, anche attraverso le misure del Piano Casa. Ma le regole da sole non bastano: “La rigenerazione urbana deve continuare a porsi al centro di una rivoluzione culturale ampia e trasversale”.

Il Vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, ha illustrato il quadro delle politiche comunitarie: l’Europa deve adeguare strumenti e bilancio a un contesto profondamente cambiato, aumentando flessibilità e capacità di rimodulare le risorse. Sul fronte abitativo, Bruxelles punta per la prima volta su un piano per la casa a prezzi accessibili e su un’Agenda europea per le città, mentre parallelamente lavora a una strategia sul “diritto di rimanere” per contrastare lo spopolamento delle aree interne e rurali.

L’Italia ha già riprogrammato oltre un miliardo di euro nell’ambito della revisione dei Fondi di Coesione e, nel prossimo bilancio europeo, la casa sarà una delle priorità: la Commissione punta anche a una forte semplificazione degli strumenti, passando dagli attuali circa 500 programmi a 27 piani nazionali e regionali, evitando però il rischio di un’eccessiva centralizzazione.

Durante l’evento inaugurale, il Presidente ANCE, Antonio Ciucci, ha anche indicato le priorità del settore: “Siamo alla fine della stagione PNRR, con un settore che rappresenta il 12% del Pil e 1 milione e 700mila occupati. Dobbiamo partire risolvendo le emergenze del presente, la prima è il caro materiali. Mancano 2 miliardi per le imprese per compensare i rincari che ci portiamo dietro da due anni e ai quali ora si sommano quelli dovuti alla crisi mediorientale. Nella manovra servono risposte immediate. Spendiamo le riserve del PNRR senza snaturarne la missione, che era proprio quella di promuovere la ripresa e la crescita del Paese”.


LA 2° GIORNATA DELLA CONFERENZA: CARO MATERIALI, RIGENERAZIONE URBANA E PIANO CASA – GIOVEDÌ 1° OTTOBRE 2026 

INTERVENTI DELLA MATTINA (registrazione)

I lavori della Conferenza sono stati aperti dal Presidente dell’ANCE, Antonio Ciucci, così intervenuto: “Rigenerare è una bella parola, ma per rigenerare servono regole chiare. Le norme urbanistiche che regolano il Paese sono molto datate, parliamo del dopoguerra, degli anni ’60. Sono evidentemente strumenti inadeguati […] “Per traguardare le emergenze che riguardano i cittadini italiani, ovvero quella energetica, quella ambientale e quella abitativa, che poi ricadono sul nostro settore. Dobbiamo assicurarci la sostenibilità economica. Ma è chiaro che, se non ce la facciamo da soli con il nostro bilancio, dovremo chiedere uno scostamento alla Comunità europea.”

Un Paese segnato dalla carenza di edilizia pubblica, da abitazioni vecchie ed energivore, da reti idriche che perdono acqua e da imprese ancora in attesa dei ristori per il caro materiali: è il quadro che emerge dal documento elaborato dall’ANCE in occasione della seconda edizione della Conferenza. La casa – si legge – non è un semplice bene di consumo, ma un’infrastruttura sociale strategica da cui dipendono la tenuta e la competitività dei territori.

In Italia, 300mila famiglie sono in lista d’attesa per un alloggio pubblico e solo il 3,5% vive in una casa popolare, contro il 29% dei Paesi Bassi, il 24% di Austria e Svezia e il 17% della Francia. Su dati Istat, l’ANCE ha calcolato che nei primi sette mesi del 2026 i costi di costruzione siano cresciuti del 25% rispetto al 2019, a fronte di retribuzioni salite del 14%.

Le proposte puntano su progetti diffusi che coinvolgano i cosiddetti capitali pazienti, con flessibilità urbanistica, semplificazioni e leva fiscale; su fondi pluriennali per l’edilizia pubblica e sociale; sul riuso degli edifici dismessi.

C’è anche l’idea di una “Zes Casa”, che mutui il modello delle zone economiche speciali con un regime fiscale di favore per investitori e famiglie. Da qui la richiesta di incentivi stabili e di lungo periodo che premino solo chi risparmia, di parametri di sicurezza sismica nei territori più esposti e di un uso più ampio del Conto termico per l’edilizia popolare e le fasce deboli, con l’efficientamento degli edifici tra gli interventi finanziabili con la flessibilità europea.

Per quanto riguarda le infrastrutture, il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti comunali va disperso, circa 157 litri per abitante al giorno, anche se gli investimenti nel settore idrico sono cresciuti del 74% grazie anche al PNRR. L’elettricità all’ingrosso costa 180 euro al megawatt/ora, contro i circa 126 di Germania e Francia e i 119 della Spagna, e la flessibilità europea 2026-2028 permetterebbe di destinare alle reti energetiche circa 14 miliardi. Per il futuro l’ANCE propone di conservare il metodo PNRR, riprogrammando le risorse su opere cantierabili, una cabina di regia a Palazzo Chigi per gli investimenti energetici, più concorrenza, partenariato pubblico-privato e una maggiore presenza sui mercati esteri.

Per Francesco Rutelli, Direttore della Conferenza, il punto di partenza è la capacità delle città di rispondere contemporaneamente all’emergenza abitativa e a quella climatica: “Case accessibili, specialmente per giovani e famiglie, e adattamento ai cambiamenti climatici sono due sfide decisive per il Paese. Il comparto produttivo rappresentato dall’ANCE interpella decisioni parlamentari e di governo che sono in cima alle preoccupazioni degli italiani: rigenerazione urbana; acqua, quando è violenta e quando scarseggia; infrastrutture – strade, ferrovie, reti idriche ed energetiche – all’altezza delle sfide contemporanee. Non si tratta di lamentarsi del calore estremo: è documentato che investire un euro in adattamento consente di non spenderne dieci nella riparazione dei danni. Ecco l’attualità di ‘Città nel Futuro’, alla vigilia della sessione parlamentare di bilancio e di un nuovo ciclo elettorale che avrà questi temi al centro del confronto pubblico […] è importante progettare perché le opere siano realizzate anche da successive amministrazioni e governi. Non dobbiamo avere paura delle trasformazioni, dobbiamo sconfiggere l’immobilismo”.

È toccato poi al ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, insistere sul tema della pianificazione degli interventi e dell’elaborazione di quella cultura del rischio ancora debole: “C’è molto da fare per recuperare i danni fatti nei decenni scorsi a causa della mancanza di una programmazione adeguata. Il governo ha chiamato le sette Autorità di bacino a realizzare opere strategiche, come le infrastrutture idriche, la cui realizzazione ha tempi che superano quelli di una legislatura”.

Per quanto riguarda i terremoti, Musumeci ha criticato la posizione di Bruxelles, che sottovaluta il rischio che coinvolge molti dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ma sulle ricostruzioni ha anche chiarito: “Lo Stato non ha più il denaro per finanziare tutte le ricostruzioni e ovunque, quella stagione è finita”.

La prima sessione dei lavori è stata conclusa dal Vicepremier, Matteo Salvini, nonché Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, con un annuncio importante: un miliardo “subito” per recuperare e rimettere sul mercato 60mila alloggi pubblici oggi inutilizzati, con il bando di Invitalia che dovrebbe uscire all’inizio del 2027.

Entro ottobre Salvini vorrebbe inoltre presentare il bonus affitto per i genitori separati: “Per la prima volta abbiamo messo a bilancio 20 milioni, più 20 milioni, più 20 milioni per il triennio, per il pagamento della metà dell’affitto per i genitori separati”. Non solo: “Nell’ultimo Cdm, ho chiesto 8 miliardi, non per nuove opere, ma per fare quello che in un Paese civile sarebbe scontato si facesse, ossia pagare i lavori già fatti. E non sono 8 miliardi che posso avere in legge di Bilancio per il 2027, perché mi vanno a coprire il ’24, il ’25 e il ’26. Questi soldi mi servono entro il 2026 e non posso farli mettere nella legge di Bilancio perché sarà in vigore dal primo gennaio 2027”.

 

CONVEGNI DEL POMERIGGIO (registrazione)

“Città in trasformazione: la sfida della casa”

Il focus “Città in trasformazione: la sfida della casa” ha visto a confronto la Vicepresidente dell’ANCE con delega all’Edilizia e al Territorio, Regina De Albertis, ed Elisabetta Pellegrini, Commissario straordinario di Governo per il programma infrastrutturale di edilizia integrata nelle città di Roma, Milano, Napoli e Genova nell’ambito del Piano Casa.

“La casa è un’infrastruttura strategica – ha sottolineato l’esponente dell’Associazione –. Quando i lavoratori non trovano casa, la ricaduta è diretta anche sulle nostre aziende. Il Piano Casa varato dal governo è una risposta e il terzo pilastro ci coinvolge direttamente. Oltre alla sfida sociale, il Piano può essere un’occasione per far crescere anche le Pmi del Paese”.

Anche Vanessa Pesenti, Vicepresidente dell’ANCE con delega Economico-Fiscale e Tributaria, ha espresso apprezzamento per il Piano Casa, pur sottolineando alcune criticità. In particolare: sulla suddivisione tra il primo e il secondo pilastro dei dieci miliardi a disposizione “non è chiaro poi se il fondo dei fondi avrà risorse aggiuntive o sarà solo un collettore”; sulle agevolazioni e sulle semplificazioni edilizie per gli investimenti sopra il miliardo “Una misura per quelli di importo inferiore”, senza considerare la necessità di differenziare tra città e città in base ai valori immobiliari.

“Case da vivere, efficienti e sostenibili”

Infine, l’ultimo focus della giornata, “Case da vivere, efficienti e sostenibili”, ha visto la partecipazione di Massimo Angelo Deldossi, Vicepresidente ANCE Tecnologia e Innovazione, e Stefano Betti, Vicepresidente ANCE Transizione ecologica e Presidente di ANCE EMILIA, che si sono confrontati con Barbara Acreman, Direttore della Direzione generale per la Casa e la riqualificazione urbana del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Per Betti, la riqualificazione energetica deve restare al centro delle politiche per la casa e trovare continuità anche nella prossima manovra. Non è solo una questione ambientale, ma anche economica e sociale: i costi dell’energia incidono direttamente sulla sostenibilità delle abitazioni per le famiglie. La casa non è soltanto un’infrastruttura sociale, ma anche una vera e propria “infrastruttura energetica”, considerando che oltre il 40% dei consumi complessivi di energia del Paese è legato agli edifici.

Deldossi ha insistito, invece, sulla necessità di rivedere i criteri con cui viene misurata l’efficienza degli immobili. ANCE propone di considerare anche l’energia primaria globale, un indicatore che misura quanta energia viene effettivamente utilizzata da un edificio. Deldossi chiede, inoltre, una programmazione stabile, evitando misure e incentivi “spot”, e propone un approccio integrato alla riqualificazione: efficienza energetica, sicurezza sismica, gestione dell’acqua e adattamento agli eventi meteorologici devono essere affrontati insieme.


LA 3° GIORNATA DELLA CONFERENZA: PIANO CASA, CRISI ENERGETICA E IDRICA, LE INFRASTRUTTURE PER L’ADATTAMENTO E IL POST PNRR – VENERDÌ 2° OTTOBRE 2026

(registrazione)

«In queste ore in cui si sta delineando la manovra di Bilancio noi proponiamo di sfruttare le risorse necessarie per un grande piano per le infrastrutture energetiche e idriche, facendo tesoro dell’esperienza del PNRR, con una governance centrale e obiettivi con tempi certi – ha dichiarato il Presidente dell’ANCE, Antonio Ciucci, intervenendo alla giornata conclusiva, alla presenza del Vicepremier Antonio Tajani –. Bene, quindi, il Governo sullo scostamento di Bilancio, utilizzando la nuova flessibilità europea con cui si possono liberare, fino al 2028, 14 miliardi di euro da destinare all’adattamento delle infrastrutture e all’efficientamento energetico degli edifici, per abbassare i consumi e le bollette delle famiglie».

I costi energetici in Italia superano infatti di gran lunga quelli dei principali partner europei: 180 euro/MWh, a fronte dei 126 in Germania, 125 in Francia e 119 in Spagna. Per non parlare delle reti idriche obsolete, nelle quali viene disperso oltre il 42% dell’acqua, pari a 157 litri ogni giorno per ogni cittadino. «Dobbiamo spendere efficacemente le risorse disponibili e garantire continuità agli investimenti. Così daremo risposte ai bisogni dei cittadini e garantiremo la crescita di un settore».

Il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, è così intervenuto in risposta al Presidente ANCE: «Se l’edilizia funziona, funziona l’economia del Paese […] In un momento di crisi dobbiamo vedere cosa si può fare per dare risposte», ha aggiunto.

Tra gli strumenti sui quali intervenire, il Vicepremier ha indicato in particolare il Piano Casa: l’obiettivo è agire su più fronti, a partire dalla ristrutturazione e dalla riqualificazione, anche energetica, degli edifici esistenti, coinvolgendo direttamente le imprese del settore. Inoltre, il Piano Casa deve servire anche a realizzare nuovi alloggi e ad affrontare il problema della cosiddetta “zona grigia” del disagio abitativo. Il ministro ha poi affrontato il tema delle periferie: «Una questione fondamentale è la rigenerazione urbana: significa mettere nelle condizioni di ristrutturare edifici storici, fare efficienza energetica, ridurre le emissioni di CO₂ e, nello stesso tempo, far lavorare le imprese. Faremo di tutto perché si possano accelerare i tempi di approvazione».

 “Crisi energetica e idrica: le infrastrutture per l’adattamento”

Nel focus successivo, “Crisi energetica e idrica: le infrastrutture per l’adattamento”, si sono affrontate le questioni legate al post-PNRR e alla realizzazione delle infrastrutture necessarie per affrontare l’emergenza climatica.

Secondo Francesco Tuccillo, Vicepresidente ANCE Opere pubbliche, «abbiamo un costo dell’energia superiore a quello degli altri Paesi europei e un gap da colmare», investendo in rinnovabili, accumuli, reti e interconnessioni. Sul fronte idrico «abbiamo delle carenze, soprattutto nel Mezzogiorno, estremamente gravi. C’è una dispersione di acqua che raggiunge in alcuni casi addirittura il 42% dell’acqua messa a disposizione dei Comuni, con una dispersione di 157 litri al giorno per abitante. Sul sistema idrico bisogna veramente mettere in campo delle azioni imminenti per ammodernare la rete innanzitutto e poi per puntare sui sistemi di depurazione delle acque. Occorrono interventi mirati a riconfigurare tutta la rete di approvvigionamento del Paese, perché sull’idrico e sull’energetico si giocherà la partita del futuro».

Per il Vicepresidente ANCE, Federico Ghella, la sfida è soprattutto «non disperdere l’eredità del PNRR», che, oltre alle risorse, ha introdotto «semplificazione delle procedure, tempi burocratici più brevi, maggiore capacità di monitoraggio e una governance orientata agli obiettivi». Dopo il Piano, ha sottolineato, «il Paese non può permettersi di tornare ai precedenti livelli di investimento»: servono programmazione pluriennale e risorse concentrate sulle opere realmente cantierabili. Per quanto riguarda le infrastrutture idriche ed energetiche, servirebbe un quadro di regole chiare e procedure efficaci. Non è stato solamente un tema di risorse, è stato anche un tema di metodo, cioè una semplificazione delle procedure e un accorciamento dei tempi burocratici». La proposta dell’ANCE è quella di costituire una cabina di regia a Palazzo Chigi per accelerare la spesa.

“Dopo PNRR: come investire sul futuro in Italia e all’estero”

Piero Petrucco, Vicepresidente ANCE Centro studi, e Gaetano Vecchio, Vicepresidente ANCE Lavori all’estero, hanno diretto il focus sulla sfida del post PNRR: «Dobbiamo riuscire a mantenere un livello di investimenti consistente, anche se difficilmente potrà essere uguale a quello del PNRR. Ma soprattutto non dobbiamo perdere il metodo che il Piano ha introdotto nel lavoro delle imprese e della pubblica amministrazione: obiettivi, target, programmazione, capacità di verifica e flessibilità» ha sottolineato Petrucco – «Il PNRR ha consentito anche di ricostruire un tessuto di imprese medio-grandi, organizzate, con capacità produttiva e progettuale», che ora ha bisogno di prospettive. Da qui la necessità di coinvolgere maggiormente i capitali privati: «Con gli spazi limitati della finanza pubblica dobbiamo intercettare risorse private. Il partenariato pubblico-privato non è più soltanto un’opzione». Casa, infrastrutture e multiutility sono i principali terreni sui quali far lavorare insieme «imprese, mondo finanziario e Pubblica Amministrazione».

Il Vicepresidente Gaetano Vecchio ha invece indicato nell’internazionalizzazione una delle strade per affrontare la fase successiva al PNRR: l’obiettivo è mettere a sistema le competenze delle imprese italiane, «analizzare con attenzione i mercati nei quali possiamo realmente operare e stimolare aggregazioni e joint venture». Una strategia che guarda in particolare ai mercati esteri e all’Africa, dove, ha ricordato Vecchio, «gli italiani hanno sempre avuto un metodo capace di coinvolgere il territorio e le imprese locali. Per questo occorre rafforzare il sistema Paese e presentarsi all’estero in maniera più organizzata», valorizzando sia i grandi gruppi sia il tessuto delle medie imprese.