
L'”Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita delle imprese“ (periodo tra il 25 agosto e il 18 settembre 2026) viene condotta dalla Banca d’Italia presso le imprese italiane dell’industria, delle costruzioni e dei servizi con almeno 50 addetti.
Dalle statistiche, nel terzo trimestre i giudizi negativi sulla situazione economica generale si sono attenuati, pur rimanendo peggiori rispetto a quelli registrati prima dell’avvio della guerra in Medio Oriente. La domanda totale per i propri prodotti o servizi ha mantenuto nel complesso un andamento positivo, con giudizi più deboli nell’industria in senso stretto e una sostanziale tenuta nelle costruzioni e nei servizi.
I prezzi di vendita hanno continuato a crescere in tutti i comparti, con una dinamica rispetto alla precedente rilevazione sostanzialmente stabile nell’industria in senso stretto e nei servizi e più contenuta nelle costruzioni.
Le imprese si attendono ulteriori aumenti nei prossimi dodici mesi, legati soprattutto ai prezzi delle materie prime: la maggior parte delle aziende interessate dai rincari ascrivibili al conflitto dichiara di averli trasmessi in parte o del tutto ai propri prezzi. Le aspettative di inflazione restano sostanzialmente stabili.
Il saldo tra previsioni di miglioramento e di peggioramento a tre mesi delle proprie condizioni operative è rimasto sostanzialmente invariato nell’industria in senso stretto e nei servizi, a -15 punti percentuali, mentre nelle costruzioni è salito a -11 punti da -19.
Il saldo tra previsioni di aumento e di diminuzione della domanda è migliorato nel settore delle costruzioni, dove il saldo è salito a 28 punti (da 21), così come le prospettive sull’occupazione.
I programmi di investimento per il 2026 presentano saldi più elevati nei servizi e nelle costruzioni.
Nei prossimi 12 mesi le imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi prevedono una crescita dei listini poco superiore al 2,0% (2,4 e 2,1%, rispettivamente), mentre nelle costruzioni la dinamica resterebbe nettamente più sostenuta, pur attenuandosi rispetto alla precedente rilevazione (4,5%, da 5,1).