
L’Italia si trova a un bivio cruciale nel suo percorso verso la sostenibilità: secondo il Rapporto di Primavera 2026 dell’ASviS, intitolato “Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050: investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile“, il nostro Paese rischia di mancare la maggior parte dei traguardi fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, anche se emergono segnali di forte dinamismo dal settore privato: le imprese che investono in criteri ESG (Ambientali, Sociali e di Governance) crescono molto più velocemente delle altre (cfr. notizia sul Portale ASviS),
L’analisi, condotta in collaborazione con Prometeia, rivela che soltanto 11 target su 38 degli obiettivi quantitativi presi in esame risultano attualmente raggiungibile entro il 2030. Le criticità maggiori riguardano:
Occupazione: il tasso attuale è stimato al 71,2%, lontano dal target del 78%.
Energia Rinnovabile: l’Italia si ferma al 29,4%, contro l’ambizioso 42,5% previsto dal piano europeo RePower EU.
Disuguaglianze di genere: il tasso di occupazione femminile è al 57,4% (20 punti sotto il target europeo) e il 71,3% di chi percepisce retribuzioni inadeguate è donna.
Nonostante le difficoltà sistemiche, il Rapporto, grazie ai dati ISTAT e dell’Istituto Tagliacarnead avvalorare la tesi, mostra che la sostenibilità conviene: le imprese “altamente ESG” hanno visto i propri ricavi crescere del 65% tra il 2017 e il 2024, contro il 55% delle imprese meno impegnate. Queste aziende registrano anche un aumento dell’occupazione del 40% e una crescita esponenziale degli investimenti in innovazione (+167%).
Il Rapporto introduce, inoltre, simulazioni inedite al 2050 realizzate con il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC).: sebbene la strada sia in salita, politiche coordinate su decarbonizzazione, istruzione e innovazione potrebbero ribaltare gli scenari più pessimistici.
Resta però l’allarme per la crisi delle risorse naturali: il documento parla apertamente di una “bancarotta idrica globale”, evidenziando come i sistemi idrici abbiano ormai superato soglie di rigenerazione irreversibili in molte aree, inclusa l’area mediterranea.
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