Giovedì 11 dicembre, alle ore 10.00, si è svolta, presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), l’evento di presentazione del Rapporto ASviS sui Territori 2025, realizzato con Axa Italia e Federcasse, delineando un quadro preoccupante per il nostro Paese: l’Italia appare in forte ritardo sugli Obiettivi dell’Agenda 2030, segnata da crescenti disuguaglianze tra le diverse aree geografiche.
Il documento, infatti, illustra, attraverso dati e grafici, il posizionamento di Regioni, Province, Città metropolitane, aree urbane e Comuni rispetto alla realizzazione dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030, e agli obiettivi quantitativi da essa derivanti e stabiliti a livello UE e nazionale.
L’Italia risulta, secondo lo studio, un Paese diviso e in rallentamento: su 14 obiettivi di sviluppo sostenibile analizzati a livello territoriale, si registrano peggioramenti diffusi in ambiti cruciali come la povertà (Goal 1), la gestione delle risorse idriche (Goal 6), le disuguaglianze (Goal 10), la qualità degli ecosistemi (Goal 15) e la solidità delle istituzioni (Goal 16). L’unica nota positiva riguarda l’economia circolare (Goal 12), che mostra miglioramenti in 18 Regioni su 21.
La situazione è critica:
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in 11 Regioni/Province Autonome, meno di un terzo degli obiettivi fissati per il 2030 appare raggiungibile;
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10 Regioni si stanno addirittura allontanando da oltre il 30% dei target previsti.

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Tra le Città metropolitane, le performance migliori si registrano a Bologna, Torino, Milano e Firenze, che sembrano in grado di raggiungere circa il 43% degli obiettivi. Al contrario, città come Venezia, Napoli e Reggio Calabria mostrano andamenti negativi o insufficienti per oltre il 70% degli obiettivi.
Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS, ha sottolineato come né le politiche passate né il PNRR siano riusciti ad accelerare a sufficienza lo sviluppo sostenibile o a ridurre i divari territoriali. È necessario rimettere al centro il governo del territorio, puntando su rigenerazione urbana, adattamento climatico e prevenzione del dissesto idrogeologico.
Infine, il Rapporto segnala anche 30 buone pratiche territoriali, selezionate tra oltre 220 candidature, che dimostrano come la transizione sostenibile sia possibile partendo dal basso, spaziando dalla rigenerazione dei borghi all’economia circolare.
Per approfondire, a questa pagina sono disponibili le schede sulle 21 Regioni e Province autonome, nonché i grafici e le mappe interattive.