Acquisto prima casa, la spinta dei redditi bassi e dei giovani: l’immobile si conferma “scudo” contro le disuguaglianze

Secondo l’ultima analisi di Confedilizia, tra il 2019 e il 2025, coloro che abitano in una casa di proprietà in Italia sono passati dal 78,8% all’82,6% (nel solo 2025 le transazioni sono cresciute del 6,4%) e l’incremento maggiore si osserva proprio nel 20% della popolazione meno abbiente, il che descrive un mercato immobiliare in forte espansione, guidato proprio dalle fasce di popolazione a reddito più basso e dalle giovani generazioni.

Parallelamente si registra un significativo abbassamento dell’età media di chi sottoscrive un mutuo: nel 2025, i giovani proprietari hanno raggiunto il 35,8%, un risultato sostenuto in modo determinante dalle agevolazioni e garanzie statali destinate agli under 36.

Osservando le dinamiche d’acquisto, per far fronte all’aumento delle quotazioni immobiliari, al rialzo dei tassi d’interesse e alla pressione inflazionistica, le famiglie meno abbienti hanno orientato le proprie ricerche verso i Comuni più piccoli, il Mezzogiorno e le Isole.

Si è assistito così a un vero e proprio spostamento della domanda al di fuori delle grandi metropoli, dove i costi al metro quadro risultano spesso proibitivi. Nei centri minori, al contrario, il costo reale delle abitazioni ha registrato in diversi casi una contrazione, rendendo l’accesso alla casa concretamente sostenibile.

L’incremento degli acquisti nei segmenti medio-bassi ha quindi prodotto effetti rilevanti sulla distribuzione delle ricchezze: il valore del patrimonio immobiliare per le famiglie appartenenti a queste fasce è cresciuto del 37,2% nell’arco dei sei anni. In termini quantitativi:

  • Fasce medio-basse: la crescita del valore immobiliare ammonta a circa 25.000 euro a famiglia. Per questo segmento la casa rappresenta ben il 76% del patrimonio complessivo (era il 72% nel 2019).
  • Fasce medio-alte: la crescita immobiliare si è fermata a 10.700 euro a famiglia, poiché questi patrimoni hanno tratto maggior beneficio dall’incremento delle risorse finanziarie (azioni, fondi e patrimonio d’impresa).

 

Concludendo, negli ultimi sei anni, l’acquisto dell’abitazione principale si è rivelato un efficace strumento di riequilibrio patrimoniale, capace di accorciare le distanze economiche tra i ceti più fragili e la media della popolazione. In un contesto segnato da incertezze di mercato e fluttuazioni dei redditi, la casa di proprietà continua a rappresentare un pilastro fondamentale di stabilità e inclusione sociale.