
Secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio Imprese CRIF, presentata all’evento annuale Tomorrow Speaks, nel primo semestre del 2026 i finanziamenti erogati alle aziende hanno segnato una lieve contrazione dell’1,1% su base annua, con un tasso di default medio fermo attorno al 3% (2,8% per ditte individuali e società di persone).
Tuttavia, ad accusare le maggiori criticità è il settore delle Costruzioni, indicato dallo studio tra le filiere più fragili e a maggior rischio di insolvenza.
L’Osservatorio CRIF evidenzia un calo dell’1,1% nei finanziamenti erogati nel primo semestre 2026: a pesare sul comparto delle Costruzioni sono il post-Superbonus, i costi delle materie prime e le tensioni di liquidità.
Mentre la media delle imprese italiane viaggia su tassi di insolvenza inferiori al 4% pre-Covid, il comparto edile registra un incremento dei crediti deteriorati, posizionandosi ben al di sopra della media nazionale (dopo aver già toccato un tasso del 4,5% a fine 2025).
A incidere sui margini del settore sono la risalita e la persistenza di costi elevati per le materie prime, la difficoltà di smobilizzo dei crediti e la flessione della domanda privata legata alla progressiva chiusura dei maxi-incentivi edilizi.
Le previsioni
Il quadro delineato dall’Osservatorio — basato sull’analisi di oltre 2,5 milioni di realtà presenti nel sistema EURISC — traccia un percorso a due velocità: se le imprese che investono in transizione digitale e sostenibilità riescono a mantenere tassi di insolvenza contenuti (all’1,9%), le realtà più esposte a debiti di cassa e canali tradizionali subiscono una selettività bancaria crescente.
Per l’edilizia, la tenuta dei bilanci dipenderà dalla capacità di convertire l’attività sulle opere del PNRR e su progetti ad alta efficienza energetica, ottimizzando al contempo la gestione della tesoreria e del debito circolante.