
Si è tenuta Martedì 20 ottobre 2026, l’Audizione ANCE (link alla registrazione), presieduta dal Vice Presidente alla Transizione ecologica ANCE e Presidente di ANCE EMILIA, Stefano Betti, presso la Commissione Ambiente della Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione del D.L. n. 177 dell’8 ottobre 2026 c.d. Ambiente, che introduce misure urgenti per il rafforzamento delle istruttorie ambientali, la gestione dei problemi climatici, l’economia circolare e le bonifiche.
L’ANCE ribadisce il giudizio complessivamente favorevole introdotto dalla legge perché «interviene su aspetti della disciplina ambientale che incidono direttamente sull’attività delle imprese di costruzione» e sulla concreta realizzazione degli interventi. Si tratta di semplificazioni mirate, basate su regole più chiare e proporzionate, che non riducono i livelli di tutela ambientale, ma consentono di concentrare controlli e adempimenti sui rischi effettivi, superare le sovrapposizioni procedurali e garantire maggiore certezza all’azione amministrativa e alle decisioni di investimento. «Sono interventi di buon senso, che l’Ance ritiene importante confermare nel corso dell’esame parlamentare», ha affermato Betti, evidenziando la necessità di rendere l’economia circolare e la rigenerazione non soltanto principi condivisi, ma obiettivi concretamente perseguibili da amministrazioni, imprese e territori.
Terre e rocce da scavo, riutilizzo e proporzionalità degli adempimenti
L’ANCE richiama da tempo l’esigenza di una disciplina chiara, proporzionata e concretamente applicabile sulle disposizioni sulle terre e rocce da scavo: il principio da seguire è quello di considerare questi materiali una risorsa da gestire correttamente e da reimpiegare ogni volta che ne ricorrano le condizioni, anziché destinarli automaticamente allo smaltimento come rifiuti. Una gestione più efficace permette, infatti, di favorire il riutilizzo in sicurezza e ridurre il ricorso a nuove materie prime naturali. In questa direzione si muove l’articolo 4 del Decreto, che per Betti rappresenta «un passaggio importante nella direzione dell’economia circolare».
Il settore delle costruzioni ha già sviluppato una significativa capacità di recupero dei materiali, ma occorre consolidare questo percorso, creando condizioni più favorevoli al loro reimpiego e rimuovendo gli adempimenti che, senza offrire effettive garanzie ambientali aggiuntive, possono rendere più conveniente lo smaltimento rispetto al riutilizzo.
La disciplina del sottoprodotto, il riutilizzo nel sito di produzione e la proporzionalità degli obblighi rispetto ai quantitativi movimentati e ai rischi effettivi sono, in questo senso, strumenti essenziali per dare concreta attuazione ai principi dell’economia circolare. «Ogni metro cubo di terra reimpiegato nello stesso cantiere produce un beneficio immediato e misurabile»: il riutilizzo consente di evitare il trasporto e il conferimento del materiale come rifiuto e, contemporaneamente, di ridurre il prelievo di nuovo materiale dalle cave per rinterri e riempimenti. Ne derivano meno rifiuti, meno movimentazioni, minori emissioni e un uso più responsabile delle risorse naturali.
Particolare rilievo assume la soglia dei 20 metri cubi prevista per i piccoli cantieri, come quelli relativi a reti, sottoservizi, allacci e manutenzioni: il limite introduce un criterio di proporzionalità tra gli adempimenti richiesti, i quantitativi prodotti e la durata delle lavorazioni, favorendo il riutilizzo in sicurezza nel sito di produzione e mantenendo ferme le necessarie garanzie ambientali.
Deposito temporaneo
L’ANCE valuta positivamente anche la disposizione sul deposito temporaneo, che riconduce alla fonte primaria la soglia di 4.000 metri cubi complessivi, di cui al massimo 800 metri cubi di rifiuti pericolosi, già prevista dal DPR 120/2017, in quanto rafforza il fondamento normativo di una disciplina esistente, assumendo particolare importanza sul piano della certezza del diritto, perché permette di superare i dubbi interpretativi emersi nella fase applicativa e di assicurare un quadro stabile e uniforme ad amministrazioni, organi di controllo e operatori. Per queste ragioni, l’Associazione ritiene «essenziale che l’articolo 185-ter sia confermato integralmente nel corso dell’esame parlamentare».
Inoltre, l’ANCE auspica un’accelerazione della revisione complessiva del DPR 120/2017 poiché il provvedimento affronta alcune questioni urgenti, ma resta necessario un riordino organico della disciplina, che garantisca procedure più chiare, maggiore uniformità nell’applicazione delle regole e condizioni concretamente favorevoli al reimpiego dei materiali.
Valutazioni ambientali, tempi più certi per gli interventi
In merito alle misure relative alle valutazioni ambientali, la valutazione dell’ANCE è positiva: la certezza e la prevedibilità dei tempi sono determinanti per la realizzazione delle opere. La durata dei procedimenti incide direttamente sull’avvio dei cantieri, sulla sostenibilità degli interventi e sul rispetto dei cronoprogrammi. Per questo, il rafforzamento e il migliore coordinamento delle istruttorie possono contribuire a rendere più lineare il processo decisionale, evitare sovrapposizioni e assicurare tempi maggiormente governabili, senza compromettere la qualità delle verifiche ambientali.
Anche per queste disposizioni l’ANCE ritiene essenziale la conferma nel corso dell’esame parlamentare, affinché «le semplificazioni possano tradursi in una maggiore efficacia dell’azione amministrativa» e in condizioni più favorevoli alla realizzazione degli interventi.
Bonifiche, integrare le procedure e accelerare la rigenerazione
Sul fronte delle bonifiche, il Decreto rappresenta per l’Associazione un primo passo importante, da consolidare attraverso ulteriori interventi. In particolare, Betti ha richiamato la necessità di un raccordo più efficace tra le procedure ambientali e quelle urbanistiche ed edilizie, affinché la bonifica non resti un procedimento isolato, ma diventi parte di un percorso unitario di recupero e valorizzazione dell’area.
Tra le priorità indicate, figurano anche la valorizzazione degli interventi di bonifica finalizzati alla rigenerazione, la previsione di termini più stringenti per la conclusione dei procedimenti e una maggiore effettività dei poteri sostitutivi in caso di inerzia dell’autorità competente. A queste misure deve accompagnarsi un adeguato supporto tecnico e amministrativo agli enti locali, soprattutto a quelli di minori dimensioni.
Le bonifiche, ha evidenziato Betti, non costituiscono soltanto un obbligo di tutela ambientale, ma anche una condizione necessaria per restituire valore a luoghi inutilizzati, rigenerare parti delle città e ridurre il consumo di nuovo suolo: recuperare un’area dismessa o compromessa significa, infatti, «trasformare una passività ambientale in una risorsa» per le comunità, i servizi, l’abitare e le attività produttive.
In questo processo, il fattore tempo è decisivo, ricordando che ogni ritardo genera ulteriori costi, immobilizza capitali, mantiene incerto il valore delle aree e può compromettere la sostenibilità economica di interventi che potrebbero consentire il recupero di siti compromessi.
L’obiettivo è quindi consolidare un quadro normativo che coniughi tutela ambientale, certezza delle regole e tempi più prevedibili, rendendo concretamente praticabili il riutilizzo dei materiali, la realizzazione delle opere e la rigenerazione delle aree da recuperare.
In allegato, il testo integrale consegnato dall’ANCE alla Commissione.
FONTE: ANCE