Emergenza abitativa: l’Audizione del Presidente ANCE Antonio Ciucci presso la Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato

Si è tenuta la scorsa settimana l’Audizione ANCE (link alla registrazione), presieduta dal Presidente Antonio Ciucci, nell’ambito della proposta di Regolamento europeo sugli alloggi a prezzi accessibili (Affordable Housing Act), il provvedimento punta a definire un quadro comune per sostenere gli Stati membri e le città nell’affrontare la crisi abitativa, con particolare attenzione ai territori in cui l’accesso alla casa è più difficile, presso la Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato

L’ANCE valuta positivamente l’avvio del Piano Casa varato dal Governo, ma, per affrontare l’emergenza abitativa non bastano nuove regole: occorrono risorse, semplificazioni e investimenti pubblici e privati per aumentare l’offerta di case a prezzi accessibili.

Riportiamo, di seguito, i punti salienti della posizione espressa dal Presidente ANCE, altresì disponibile nel documento presentato al Senato, in allegato alla nostra informativa.

DOMANDA IN CRESCITA, OFFERTA IN CALO

Il primo nodo da affrontare è il forte disallineamento tra domanda e offerta: in Italia, nonostante la diminuzione della popolazione, il numero delle famiglie continua a crescere, anche per effetto della progressiva riduzione della loro dimensione.

La domanda abitativa, infatti, «è cresciuta, ma è profondamente cambiata, e l’offerta non si è adeguata con la stessa rapidità: i permessi di costruire rilasciati annualmente, che riguardano sia nuove case sia ristrutturazioni, sono diminuiti dell’80% tra il 2005 e oggi, passando da 260.000 all’anno a poco più di 50.000 all’anno. Non parliamo solo di nuove costruzioni, ma soprattutto di rigenerazione e trasformazione urbana, che, alla luce di questi numeri, appare evidente non essere decollata nel nostro Paese, nonostante l’emergenza abitativa stia aumentando di anno in anno».

Per questo l’ANCE ritiene necessario avviare programmi di intervento pluriennali in grado di incrementare strutturalmente l’offerta di alloggi accessibili, sia attraverso l’edilizia residenziale pubblica (ERP), sia mediante l’edilizia residenziale sociale (ERS), favorendo il coinvolgimento degli operatori privati.

Il contesto in cui realizzare questi interventi, però, è caratterizzato dall’«incertezza economica, tensioni geopolitiche, aumento indiscriminato dei prezzi delle abitazioni e anche dei materiali da costruzione rendono il raggiungimento di questo obiettivo ancora più complesso». Inoltre, il potere d’acquisto degli stipendi si è ridotto e, secondo i dati richiamati sulla base delle rilevazioni ISTAT, il costo di realizzazione di un immobile è cresciuto del 25%, a fronte di un aumento delle retribuzioni delle famiglie del 14%.

 

UN PIANO INTEGRATO PUBBLICO E PRIVATO

Per colmare questo divario e rispondere alle diverse esigenze abitative serve un piano integrato che metta insieme risorse pubbliche e capacità di investimento privata.

Lo Stato deve aumentare le risorse destinate a garantire una casa vivibile, sicura ed efficiente dal punto di vista energetico ad almeno 300mila famiglie ed è «indispensabile costruire un modello nel quale risorse pubbliche, italiane ed europee, e capacità di investimento dei privati possano concorrere alla realizzazione di una maggiore offerta di abitazioni a prezzi accessibili. La fattibilità economica delle operazioni deve rappresentare un elemento centrale di valutazione dei programmi di edilizia abitativa. Il recupero di immobili esistenti, soprattutto quando destinati a finalità di housing sociale o a canoni accessibili, richiede infatti strumenti di incentivazione e sostegno adeguati a rendere concretamente realizzabili gli interventi per gli operatori privati».

 

LA PROPOSTA ANCE: UNA “ZES CASA”

Tra le proposte avanzate, un ruolo centrale è affidato alla possibilità di istituire una sorta di “ZES Casa”, mutuando il modello delle Zone economiche speciali per introdurre procedure semplificate e strumenti mirati nelle aree caratterizzate da maggiore tensione abitativa.

Per l’Associazione, individuare un territorio come area a stress abitativo non dovrebbe tradursi soltanto nella possibilità di introdurre limitazioni, ma soprattutto nell’attivazione di misure normative, urbanistiche, economiche e fiscali finalizzate ad aumentare l’offerta di alloggi: l’ipotesi è definire un quadro di semplificazioni calibrato sulle specificità territoriali e sulla dimensione degli interventi, che comprenda sportelli unici per la casa, tempi autorizzativi più rapidi e certi, varianti urbanistiche semplificate, una rimodulazione degli oneri per i progetti che producono alloggi accessibili e un accesso preferenziale ai fondi nazionali dedicati alla casa.

L’ANCE indica, in particolare, quattro direttrici di intervento:

  1. Semplificazione e l’accelerazione degli interventi edilizi e urbanistici, soprattutto per il recupero e il riuso adattivo del patrimonio esistente. Alle procedure più snelle dovrebbero affiancarsi incentivi e meccanismi di compensazione, in grado di tenere conto dei maggiori costi che questi interventi comportano rispetto alle nuove costruzioni.
  2. Applicazione della cedolare secca al 5% per gli affitti a lungo termine a canone calmierato, accompagnata da un sistema di garanzia a tutela della proprietà in caso di mancato pagamento dei canoni, per rendere più attrattiva la locazione a lungo termine, attraverso modelli contrattuali più flessibili e maggiori tutele e garanzie per proprietari e inquilini, intervenendo anche sul rischio di morosità e sull’incertezza nella gestione dei rapporti locativi.
  3. Coinvolgimento degli investimenti privati, attraverso strumenti economici e fiscali che rendano sostenibili gli interventi di edilizia accessibile e sociale, anche di dimensioni contenute. Una necessità che si inserisce nel percorso già avviato con il Piano Casa, il cui impatto rischia, allo stato attuale, di rimanere limitato ad alcuni contesti urbani delle grandi città.
  4. Utilizzo strategico delle risorse europee, garantendo alle aree con maggiore tensione abitativa un accesso prioritario e semplificato ai finanziamenti destinati alla rigenerazione urbana, al recupero del patrimonio esistente e alla realizzazione di alloggi sociali e accessibili.

 

AFFITTI BREVI E AUTONOMIA DEI COMUNI

Per l’ANCE, il fenomeno presenta caratteristiche differenti nei diversi Paesi dell’Unione europea e deve essere valutato tenendo conto delle specificità dei mercati immobiliari e delle politiche abitative nazionali.

L’Associazione sottolinea inoltre la necessità che le misure dirette a tutelare l’accessibilità alla casa non si traducano in modifiche automatiche della pianificazione urbanistica comunale o degli altri strumenti di governo del territorio.

L’obiettivo deve essere quello di trovare un equilibrio tra la tutela del diritto alla casa, la necessità di aumentare l’offerta abitativa e il rispetto della proprietà privata e della libertà di utilizzo dei propri immobili.