
Il mercato immobiliare italiano si prepara ad affrontare un nuovo periodo di instabilità, a causa del recente rialzo dei tassi d’interesse di 25 punti base deciso dal Consiglio Direttivo della BCE, spinto dai rischi d’inflazione legati al conflitto in Medio Oriente e ai costi energetici ancora elevati.
Il centro studi di Nomisma Real Estate ha elaborato nuove previsioni analizzando la correlazione storica tra costo del credito e compravendite: secondo le loro stime, l’anno in corso vedrà una tenuta del volume delle transazioni, mentre il vero rallentamento arriverà all’inizio del 2027, con un calo sensibile dei volumi scambiati, partendo proprio dalla frenata sulle domande di abitazioni.
I dati raccolti nel quadriennio 2022-2025 hanno confermato quanto l’immobiliare italiano sia ormai dipendente dal credito. La quota di acquisti di case sostenuta da un finanziamento sfiora il 50% del totale delle compravendite. L’aumento del costo dei mutui spinge le famiglie a un atteggiamento di forte prudenza, portandole a rinviare decisioni d’acquisto gravose in un momento di incertezza economica.
Dall’analisi di Nomisma emergono anche le strategie di difesa messe in campo dalle famiglie per sostenere l’impatto dei tassi sui bilanci domestici:
- Predilezione per il tasso fisso: sceglierlo rappresenta una forma di protezione contro futuri rialzi; ad oggi caratterizza circa 9 mutui su 10.
- Allungamento delle scadenze: oltre la metà delle richieste orienta i Piani di Rimborso su durate superiori ai 25 anni per contenere l’importo della rata mensile.
- Richiesta di prestito a valore elevato: l’importo medio finanziato si attesta attorno al 75% del valore dell’immobile, quota che sale ulteriormente tra i giovani acquirenti privi di ingenti risparmi personali.
I prossimi mesi chiariranno se l’intervento di settembre rimarrà isolato o se rappresenterà l’inizio di una nuova fase di stretta monetaria della BCE, destinata a condizionare ulteriormente il mercato delle abitazioni.