Presentato il 40° Rapporto Congiunturale e Previsionale CRESME: il mercato delle costruzioni verso un nuovo equilibrio

Martedì 30 giugno 2026, dalle ore 9.15 alle ore 13.00, si è tenuta la presentazione del 40° Rapporto Congiunturale e Previsionale CRESME, via web, in live streaming dalla sede CRESME, in Piazza Mincio n.2, a Roma.

Il Rapporto ha dedicato un ampio focus sul cambio di fase che sta affrontando il settore delle costruzioni, dopo l’eccezionale crescita dovuta ai superincentivi, al PNRR e alla pandemia che ha ridestato l’attenzione alla casa spingendo il mercato immobiliare e dopo le drammatiche conseguenze che la guerra in Iran sta avendo e avrà sui costi dell’energia, sull’inflazione, sul costo delle materie prime e sulla realizzazione dei lavori delle costruzioni (pubblici e privati).

Nonostante il peggioramento dello scenario internazionale, caratterizzato da tensioni geopolitiche, spinte inflazionistiche e dal rischio di nuovi aumenti dei costi energetici e delle materie prime, il comparto mostra una notevole capacità di tenuta: secondo le stime del CRESME, il 2026 si chiuderà con una crescita degli investimenti pari al 2% e un aumento del valore della produzione dell’1,9% a prezzi costanti. Il mercato raggiungerà così un valore complessivo di 320,6 miliardi di euro.

Il cambio di motore: dal Superbonus alle Opere Pubbliche

Se negli ultimi anni il principale motore della crescita è stato l’edilizia privata, oggi il quadro appare profondamente mutato: La stagione del Superbonus è conclusa ma la riqualificazione residenziale rimane comunque una componente chiave del mercato, stimata in 85,5 miliardi di euro, ma il vero asse portante del settore è rappresentato dal comparto pubblico. Il CRESME stima che edilizia pubblica e infrastrutture raggiungeranno complessivamente 93,3 miliardi di euro.

Tuttavia, archiviata la fase del PNRR, si assisterà tuttavia a una forte divaricazione interna al comparto pubblico tra il 2027 e il 2029:

➡ Edilizia pubblica (scuole, ospedali, uffici): dopo lo straordinario ciclo espansivo (+28,9% nel 2023, +23,2% nel 2024, +8% nel 2025 e +5,8% nel 2026), subirà un duro contraccolpo a causa della fine del PNRR, crollando a -4,8% nel 2027, -10,3% nel 2028 e -9,5% nel 2029.

➡ Grandi infrastrutture (ferrovie, strade, porti): dopo la crescita degli scorsi anni (+23% nel 2023, +13,8% nel 2024, +12,2% nel 2025, +9,6% nel 2026), le infrastrutture continueranno a crescere del +6,8% nel 2027, per poi rallentare a +0,2% nel 2028 e rimbalzare a +1,3% nel 2029.

Lo scenario post-PNRR (2027-2029)

Le previsioni indicano un progressivo rallentamento degli investimenti totali a partire dal 2027 (-0,1%), destinato ad accentuarsi nel 2028 (-1,3%), sebbene non si tratti di una crisi sistemica, bensì di una fase di assestamento. Per il CRESME, sarà fondamentale la capacità di spendere le risorse residue del PNRR e l’avanzamento dei Fondi strutturali europei, avere a disposizione finanziamenti nazionali e trasformare la spinta straordinaria del PNRR in una programmazione ordinaria.

Per Imprese, Professionisti e Pubbliche amministrazioni, questo nuovo scenario richiederà competenze diverse rispetto al passato: conteranno sempre più la capacità di programmazione, la qualità della progettazione, la gestione di appalti complessi e il rispetto di tempi e procedure.

Demografia e mercato immobiliare

Oggi oltre un terzo degli immobili che entrano sul mercato proviene da un’eredità (una quota che oscilla tra il 36% e il 42% del totale dei cambi di proprietà). Da qui al 2050, saranno circa 9,5 milioni le abitazioni trasferite per successione. Questo fenomeno immetterà sul mercato un enorme offerta che influenzerà la dinamica dei prezzi e sposterà l’asse del settore delle costruzioni. Gran parte di questo patrimonio è infatti obsoleto, costruito decenni fa e privo di adeguati standard energetici o strutturali. L’aumento delle successioni genererà quindi una domanda spontanea e crescente di interventi di efficientamento energetico e lavori di recupero e ristrutturazione. 

Si tratta di un mercato destinato a svilupparsi non più grazie a incentivi fiscali straordinari, ma per via del naturale ricambio generazionale del patrimonio edilizio italiano.

Piano Casa

Il CRESME analizza il Piano Casa partendo proprio dalle tendenze demografiche: sebbene la popolazione sia in stasi, il numero delle famiglie (l’unità di misura della domanda abitativa) è in crescita: +11,2% nel decennio 2005-2014, +5,8% nel 2015-2024 e un +3,9% previsto per il decennio 2025-2034, anno in cui si raggiungerà il picco assoluto (27,5 milioni di famiglie), prima di iniziare una progressiva discesa.

La tensione abitativa raggiungerà quindi il suo apice nei prossimi dieci anni, per poi risolversi naturalmente e, di conseguenza, il Piano Casa sarà utile solo se capace di dare risposte immediate. Se l’attuazione richiederà anni, rischierà di essere tardivo o persino controproducente, sovrapponendosi all’ondata di case lasciate in eredità. 

Tecnologia e Innovazione

Con la fine dei grandi incentivi, secondo CRESME, l’evoluzione tecnologica diventerà il principale fattore competitività per l’intera filiera. I processi che guideranno la trasformazione strutturale del settore nei prossimi anni includono l’Intelligenza Artificiale applicata alla progettazione e alla gestione dei cantieri; la digitalizzazione dei processi (BIM, piattaforme di gestione), le costruzione off-site (prefabbricazione e industrializzazione edilizia) e lo sviluppo di nuovi materiali e sistemi avanzati di impiantistica.

Il 40° Rapporto CRESME dimostra che il settore delle costruzioni sta ridefinendo i propri equilibri: per sopravvivere e prosperare in questo scenario, la crescita della filiera dipenderà sempre meno da misure fiscali straordinarie e sempre più dall’innovazione tecnologica, dalla capacità manageriale e dalla capacità di intercettare i bisogni di un mercato guidato dalle opere pubbliche e dal ricambio demografico.