
Si è tenuto a Roma, la scorsa settimana, presso l’Auditorium del MAXXI, il Convegno annuale OICE dal titolo “Cura e rigenerazione del Paese: territorio e costruito tra sicurezza, innovazione e futuro“.
Ad aprire i lavori è intervenuto il Presidente OICE, Giorgio Lupoi, il quale ha sottolineato come il territorio sia un fattore determinante sia nella programmazione ordinaria che nella gestione delle emergenze, influenzando direttamente la tenuta delle infrastrutture, evidenziando altresì l’urgenza di rigenerare il patrimonio costruito anche per rispondere alle pressanti esigenze abitative e l’importanza delle grandi opere quali motori di innovazione e tecnologia atteso che i progressi tecnici raggiunti tramite queste ultime generano benefici che si riflettono anche nelle applicazioni ordinarie.
Alla prima tavola rotonda, intitolata “Prevenzione e cura delle infrastrutture e del territorio“, i relatori, tra cui Fabrizio Curcio, Commissario straordinario alla ricostruzione nelle Regioni Emilia Romagna, Toscana e Marche, Fabio Fatuzzo, Commissario Unico alla Depurazione e al Riuso delle acque reflue, Luigi Ferrara, Capo Dipartimento Casa Italia, ed Errico Stravato, Amministratore delegato Sogesid, hanno trattato principalmente del paradosso tra l’efficacia della gestione emergenziale, dovuta principalmente ad una pianificazione e programmazione iniziale, e le difficoltà nella prevenzione, sulla quale è opportuno investire in termini di risorse e di impegno per evitare il susseguirsi di interventi legislativi emergenziali e derogatori, volti a fronteggiare il singolo evento catastrofale.
Nel corso della prima tavola rotonda si è altresì discusso del problema culturale della gestione della risorsa idrica e dell’importanza della cura del territorio, che deve essere accompagnata da un quadro normativo omogeneo volto a fronteggiare le calamità future, nonché dell’esigenza di investire nell’innovazione: la sfida non è solo riparare i danni derivanti dagli eventi catastrofali, ma soprattutto passare da una gestione straordinaria ad una capacità ordinaria di manutenzione e prevenzione supportata da strumenti tecnologici e normativi stabili.
La seconda tavola rotonda, alla quale hanno partecipato Federica Brancaccio, Presidente ANCE, Filippo Salucci, Direttore della Direzione strategie immobiliari, sostenibilità e innovazione dell’Agenzia del Demanio, Stefano Scalera, Amministratore delegato INVIMIT, e Mario Valducci, Amministratore delegato Fintecna, si è incentrata sulla rigenerazione del patrimonio costituito e sul DL Piano Casa, attualmente in attesa di conversione in legge: per affrontare l’emergenza abitativa, sarebbe necessario garantire risorse e tempi certi all’edilizia residenziale pubblica, rafforzare il partenariato pubblico-privato mediante l’uso di “capitali pazienti” e fondi di investimento e garantire applicazioni differenziate dell’edilizia a prezzi calmierati a seconda del luogo geografico.
La Presidente Brancaccio è così intervenuta: «Il Piano casa è un’opportunità per rispondere a un’emergenza sociale e la progettazione può e deve svolgere un ruolo determinante per concretizzare gli interventi. Ma se vogliamo che questa risposta emergenziale diventi una politica strutturale di trasformazione delle città dobbiamo considerare la questione abitativa come parte integrante di una strategia più ampia. Quindi, accanto all’offerta di più alloggi bisogna puntare sulla rigenerazione del patrimonio costruito e valorizzazione del patrimonio pubblico inutilizzato».
Assumono inoltre particolare importanza il recupero del patrimonio dismesso, la gestione della fase iniziale degli interventi di rigenerazione urbana che spesso ha ampia durata a causa dei vincoli burocratici, urbanistici e ambientali, nonché l’esigenza di un “salto tecnologico” verso l’industrializzazione edilizia, anche mediante l’uso del BIM e della digitalizzazione.