
Il settore delle costruzioni e delle opere pubbliche si conferma il vero e proprio pilastro della tenuta economica nazionale per il 2026, prima di una brusca frenata prevista nel 2027: è questo lo scenario principale che emerge dalla “Nota sulle prospettive dell’economia italiana per gli anni 2026-2027” rilasciata dall’ISTAT.
Mentre il Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano è atteso crescere a un ritmo costante dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, in leggero recupero rispetto al +0,5% stimato per il 2025, sono le dinamiche interne alla spesa per investimenti a mostrare le oscillazioni più vistose, direttamente legate al mondo dell’edilizia e delle infrastrutture.
Per l’anno in corso, l’ISTAT prevede una solida espansione degli investimenti fissi lordi pari al +2,2%, un dato guidato in modo quasi esclusivo dai progetti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), entrati nella sua fase conclusiva.
Le criticità per la filiera delle costruzioni emergono, tuttavia, nell’analisi delle proiezioni per il 2027, anno in cui l’ISTAT stima un vero e proprio crollo del tasso di crescita degli investimenti, che passerà dal +2,2% ad appena un +0,5% in media d’anno, per l’effetto combinato di due fattori macroeconomici:
l’esaurimento della spinta straordinaria dei fondi europei PNRR e il definitivo azzeramento dei vecchi bonus edilizi privati creeranno un forte deficit di domanda;
l’irrigidimento dei tassi d’interesse a causa delle fiammate inflazionistiche globali continuerà a pesare sui costi del credito, frenando sia il mercato immobiliare residenziale (mutui) sia il finanziamento di nuove opere corporate.
Coerentemente con il blocco degli investimenti nel 2027, anche la domanda di lavoro subirà una brusca frenata nello stesso anno (+0,4%), segno di come l’occupazione nazionale resti strettamente interconnessa alle sorti del comparto edile.