Banca d’Italia e MEF in collaborazione con MIMIT: presentato il Rapporto finale sul Piano Transizione 4.0

Il Comitato scientifico composto dagli esperti del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e della Banca d’Italia, ha predisposto il Rapporto finalePiano Transizione 4.0: una valutazione degli effetti su investimenti, occupazione e produttività“, in attuazione della decisione di esecuzione del Consiglio dell’Unione Europea che ha approvato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dell’Italia, la quale prevedeva una valutazione del Piano Transizione 4.0.

Il Piano, introdotto con la Legge di Bilancio 2020 per sostenere la trasformazione digitale delle imprese, ha previsto il riconoscimento di crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati, nonché per attività di ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e formazione del personale.

L’analisi prende in esame il periodo 2020-2023, concentrandosi in particolare sui crediti d’imposta per gli investimenti in beni materiali 4.0, da cui emerge che:

  • L’ammontare complessivo dei crediti d’imposta maturati dalle imprese è di 35 miliardi di euro
  • 80% del totale (circa 27 miliardi) è stato assorbito dagli investimenti in beni materiali 4.0 (macchinari interconnessi e automazione).
  • Il valore complessivo degli investimenti generati da oltre 157.000 operazioni distinte, analizzando il campione delle società di capitali, è di 60 miliardi di euro.
  • Ogni euro di credito d’imposta ha attivato tra 1,5 e 2 euro di investimenti aggiuntivi che, senza il bonus, non sarebbero stati effettuati.

 

L’impatto positivo si è concentrato principalmente sulle micro, piccole e medie imprese, che da sole hanno assorbito oltre il 60% del credito complessivo; nelle aziende di minori dimensioni si è registrato anche un aumento della produttività e dell’intensità di capitale, segno che l’interconnessione dei macchinari ha migliorato l’efficienza interna.

A livello aggregato, la misura ha stimolato la creazione di posti di lavoro, con una crescita dell’occupazione stimata tra lo 0,7% e il 3,4% nel periodo considerato. Anche in questo caso, l’effetto è stato trainato dalle piccole PMI che hanno avuto un incremento occupazionale tra i 3 e i 5 punti percentuali.

A livello settoriale, il settore manifatturiero ha assordito il 62% dei crediti e, a livello geografico, nel Nord Italia si è concentrato circa il 70% del beneficio fiscale, pari a 14,7 miliardi di euro.

In conclusione, il Rapporto ha dimostrato che, quando gli incentivi sono mirati alla tecnologia avanzata e alle imprese più flessibili (le PMI), l’economia reale risponde raddoppiando lo sforzo.