ISTAT: presentato il “Rapporto annuale 2026” – Focus sul settore delle Costruzioni

Il Rapporto annuale 2026 di ISTAT, giunto alla sua 34° edizione, offre un quadro informativo integrato del sistema economico e della struttura sociale del nostro Paese, soffermandosi sulle dinamiche che sostengono la coesione della nostra società e la nostra capacità di innovazione e di sviluppo e si divide in 4 capitoli:

CAPITOLO 1 | Economia e ambiente
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CAPITOLO 2 | Popolazione e società
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CAPITOLO 3 | Capitale umano e sociale
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CAPITOLO 4 | Ruolo nella conoscenza nell’evoluzione del sistema economico
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Dal Rapporto emerge, nel complesso, che l’Italia è un Paese “resiliente”, che ha saputo resistere agli shock degli ultimi anni (pandemia, crisi energetica, tensioni geopolitiche), ma frenato da problemi strutturali cronicizzati che da anni limitano produttività, salari e innovazioni: senza investimenti strutturali in conoscenza, formazione, innovazione e inclusione sociale, il rischio è che la resilienza si trasformi in stagnazione permanente. Per accelerare, l’Italia dovrà valorizzare le competenze, l’istruzione e la conoscenza, facendo un salto qualitativo nelle competenze digitali, nella formazione e nell’innovazione organizzativa. Nel 2025, il PIL italiano risulta appena superiore dell’1,9%, mentre Francia, Germania e soprattutto Spagna hanno registrato crescite vicine al 20%. L’Italia, inoltre, continua a mostrare un ritardo nell’export dei servizi ad alto contenuto di conoscenza, dall’ICT ai servizi professionali.

Dietro questa frenata, c’è anche un problema demografico sempre più evidente: la popolazione in età lavorativa continua a ridursi e, senza un aumento della partecipazione al mercato del lavoro, entro il 2050 gli attivi tra i 15 e i 64 anni potrebbero scendere da 24,8 a 19,7 milioni, con oltre cinque milioni di lavoratori in meno. Per questo l’Istat insiste sulla necessità di ampliare la base occupazionale, soprattutto tra donne e giovani. L’Italia resta infatti ultima in Europa per tasso di attività e il divario è particolarmente ampio per le donne e per i giovani tra i 15 e i 29 anni, ancora molto lontani dai livelli occupazionali del resto dell’Unione.

Il mercato del lavoro, pur in miglioramento dopo la pandemia, mostra inoltre un forte squilibrio generazionale, dinamica che rischia di rallentare innovazione e adattamento tecnologico. Nonostante l’uso dell’intelligenza artificiale nelle imprese sia triplicato tra il 2023 e il 2025, arrivando al 16%, la metà delle PMI segnala come principale ostacolo proprio la carenza di competenze adeguate. Sul tema della questione salariale e sociale, ISTAT rileva che il potere d’acquisto resta ancora basso, ora anche minacciato dal rischio di nuove tensioni sui prezzi dell’energia, legate alle crisi internazionali. Le difficoltà economiche non riguardano più soltanto le fasce più fragili: il 16,1% delle famiglie del ceto medio dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà.

 

FOCUS SUL SETTORE DELLE COSTRUZIONI

Nel corso del 2025, la crescita economica italiana è stata sostenuta quasi interamente dalla domanda interna e, nello specifico, dalla robusta dinamica degli investimenti fissi lordi (+3,5%). Le costruzioni si confermano il motore trainante primario, avendo contribuito per ben +1,7 punti percentuali alla crescita degli investimenti complessivi.

Dopo gli eccezionali tassi di crescita degli anni precedenti legati alle generose misure di incentivo fiscale (come il Superbonus), il 2025 e i primi mesi del 2026 mostrano i segni di una fisiologica decelerazione e transizione: la produzione nelle costruzioni sta vivendo una fase di assestamento. Nei primi mesi del 2026 si registrano lievi contrazioni congiunturali (es. -0,7% a marzo 2026 rispetto a febbraio), che riflettono il progressivo esaurimento delle code dei vecchi bonus edilizi. Nonostante il rallentamento dei ritmi record del biennio precedente, il livello di attività del settore si mantiene comunque su valori storicamente elevati, sostenendo i livelli occupazionali generali.

A compensare la riduzione del traino dell’edilizia residenziale privata, nel 2025 e nel 2026 è subentrata in modo decisivo la componente delle opere pubbliche e delle infrastrutture, fortemente sostenuta dall’avanzamento dei cantieri e dalla messa a terra dei fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Questa dinamica sta progressivamente spostando il baricentro del settore dal comparto residenziale a quello delle opere civili e infrastrutturali.

Il Rapporto monitora con attenzione i costi di costruzione, che continuano a condizionare i margini delle imprese e la spesa per i committenti:

  • i prezzi alla produzione per gli Edifici residenziali e non residenziali mostrano una crescita moderata ma costante, assestandosi nella prima parte del 2026 su un tasso di crescita tendenziale annuo compreso tra l’1,3% e l’1,6%.
  • i costi legati al comparto di Strade e ferrovie mostrano una maggiore stabilità, registrando lievi fluttuazioni congiunturali ma con variazioni su base annua prossime allo zero o in marginale flessione (-0,1%).

 

In sintesi, il Rapporto ISTAT 2026 delinea un settore delle costruzioni che non vive più il surriscaldamento degli anni scorsi, ma che si attesta come un pilastro fondamentale di tenuta per l’economia italiana, guidato oggi più dalla spinta degli investimenti pubblici e strutturali che dagli incentivi fiscali privati.