
Si è tenuta ieri, Mercoledì 6 maggio 2026, l’Audizione ANCE (link alla registrazione), presieduta dal Vice Presidente ANCE e Presidente di ANCE EMILIA, Stefano Betti, presso la Commissione Ambiente della Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante “Delega al Governo per l’adozione del codice dell’edilizia e delle costruzioni” (DDL 2826/C).
L’ANCE ribadisce il giudizio complessivamente favorevole sulla legge delega e la necessità di andare avanti rapidamente con l’approvazione, ma indica almeno quattro temi su cui sarebbe necessario intervenire sul testo.
Rapporto Stato/Regioni
Betti riferisce l’apprezzamento de “l’intenzione di rivedere con maggior attenzione i confini dei poteri in capo a Stato e Regioni per superare le continue censure a livello costituzionale che in questi ultimi anni hanno interessato la disciplina urbanistica e edilizia (26 leggi regionali in materia edilizia dichiarate incostituzionali tra il 2021 e il 2026)”. Tuttavia, “la disciplina edilizia deve tenere conto anche delle specificità e capacità dei singoli territori di poter intraprendere percorsi differenziati funzionali allo sviluppo del proprio territorio”.
Sono sotto osservazione, a giudizio dell’ANCE, in particolare, i principi dedicati ai LEP da cui emerge “un quadro dei criteri direttivi per la futura definizione dei LEP in alcuni casi non sorretto da certezza e chiarezza che richiede una maggiore riflessione circa la precisa identificazione delle prestazioni e dei servizi minimi che devono essere garantiti dalla pubblica amministrazione su tutto il territorio nazionale”.
Rapporto urbanistica/edilizia
L’ANCE valuta positivamente “l’attenzione sulla previsione di adeguare la normativa urbanistica strettamente afferente alla disciplina edilizia con l’obiettivo, esplicitato nella relazione illustrativa, tra l’altro di ‘armonizzare gli istituti di confine’ (es. destinazioni d’uso, standard) per garantire certezza giuridica e celerità”.
L’obiezione, qui, è semmai di mancanza di coraggio sugli standard urbanistici: “In questo senso in linea con quanto indicato nella stessa relazione illustrativa, sarebbe opportuno nel DDL delega fare un esplicito richiamo alla necessità di rivedere le stesse disposizioni contenute nel DM 1444/1968”, ha affermato Betti.
Rapporto con la giurisprudenza
L’ANCE ha, invece, criticato l’obiettivo del DdL di adeguare la nuova disciplina edilizia ai principi espressi dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori.
L’Associazione ritiene invece che “nell’ottica di garantire una disciplina il più possibile funzionale alle nuove esigenze sociali, economiche e ambientali, sia compito del legislatore proprio quello di definire una normativa che cerchi di superare eventuali indirizzi della giurisprudenza piuttosto che consolidarli, soprattutto quando vi siano delle letture divergenti, al fine di restituire una maggiore certezza giuridica”.
Aspetti fiscali
Pur apprezzando la disciplina degli incentivi fiscali prevista, ANCE nota tuttavia che “nel disegno di legge, manca, tra i principi di delega, quello relativo al coordinamento delle norme urbanistiche con la disciplina fiscale, inizialmente previsto nella precedente versione del provvedimento, risalente allo scorso dicembre. L’eliminazione di questo principio rappresenta una carenza rispetto alla iniziale formulazione del testo”.
Betti ha spiegato poi che “ogni mutamento nella definizione degli interventi edilizi ha un rilevante impatto sulla relativa disciplina fiscale, che richiama proprio le definizioni e le categorie di intervento, ai fini sia dell’individuazione della corretta aliquota IVA da applicare in sede di fatturazione dei lavori, sia delle agevolazioni per il recupero e la riqualificazione del patrimonio esistente. Ciò anche ai fini dell’applicabilità degli incentivi fiscali collegati alla demolizione e ricostruzione, per i quali è dirimente la qualificazione dell’intervento come ristrutturazione edilizia (ancorché con aumento di volumetria, quando previsto dalla normativa edilizia), anziché come nuova costruzione, tenuto conto che quest’ultima non è agevolata”.
Si chiede quindi di prevedere nel testo normativo un principio generale di coordinamento fra la normativa urbanistica e quella fiscale, alla luce degli effetti tributari potenzialmente derivanti dalle modifiche alle categorie edilizie che il DdL si propone di introdurre.
In allegato, il testo integrale consegnato dall’ANCE alla Commissione.
FONTE: ANCE