Emergenza abitativa, la Presidente Brancaccio a Bruxelles: “Subito un PNRR per la casa”

Si è tenuto, a Bruxelles, l’evento organizzato dalla Commissione e dal Parlamento europeo tutto incentrato sul tema dell’emergenza abitativa, nel corso del quale hanno preso parte, tra gli altri, Irene Tinagli, Presidente della Commissione speciale Hous dell’Europarlamento, e il Commissario UE per l’Energia, Dan Jorgensen, e dove la Presidente ANCE, Federica Brancaccio ha lanciato un appello chiaro: “L’Europa sta vivendo una crisi abitativa senza precedenti. Una crisi dai profondi contorni sociali, che non riguarda soltanto i più fragili, ma tutte le fasce della popolazione e che, per questo, necessita di una risposta urgente e tempestiva”. Inoltre, la Presidente ANCE ha sottolineato la necessità di abbassare i costi di costruzione stando attenti a non depotenziare filiere industriali che si basano su altri modelli.

Riportiamo, di seguito, le proposte lanciate dalla nostra Associazione nazionale:

La casa come infrastruttura sociale

La casa non deve più essere considerata come un bene di consumo o un semplice prodotto immobiliare – ha aggiunto Brancaccio – ma una vera e propria infrastruttura sociale […] L’inaccessibilità dei costi abitativi sta rendendo impossibile a intere classi di lavoratori risiedere nelle città più dinamiche e attrattive”.

Il risultato è un paradosso che fotografa la frattura crescente tra sviluppo e territorio, poiché è la questione abitativa smette definitivamente di essere solo emergenza sociale e diventa leva, o freno, della competitività europea: “Non si attraggono talenti. Non si trattengono competenze. Non si sostiene la crescita delle imprese […] “Dove c’è lavoro spesso non c’è casa e dove c’è casa non c’è lavoro”. 

Da qui la richiesta di un vero e proprio cambio di passo delle politiche europee, con il lancio di un “PNRR per la casa” capace di mobilitare risorse pubbliche e private: la Presidente ANCE apprezza l’impostazione del Piano europeo per l’Affordable Housing, soprattutto sul fronte delle semplificazioni. Il nodo delle autorizzazioni resta, infatti, cruciale: “Il permitting incide direttamente sulla capacità di realizzare progetti, sui costi e sui tempi e in alcuni casi può arrivare ad aumentare i costi di costruzione fino al 16%, mentre i tempi di autorizzazione variano da pochi mesi fino a due anni tra gli Stati membri”.

Un freno strutturale che, nel caso italiano, si innesta su un impianto normativo ancora ancorato alla legge urbanistica del 1942.

La partnership pubblico-privata

Secondo ANCE, il mezzo per contrastare l’emergenza abitativa è il rafforzamento della partnership pubblico-privata da sostenere con strumenti finanziari e fiscali: “Il costo del denaro è troppo alto per famiglie e imprese […] Occorre perciò intervenire sulle regole prudenziali europee per ridurre il costo del credito e facilitare gli investimenti per l’housing accessibile”.

In parallelo, l’ANCE rilancia sull’utilizzo degli strumenti finanziari esistenti, a condizione che “i rischi siano in linea con i rendimenti” e che gli investimenti rispettino criteri di sostenibilità. “Abbiamo proposto di rendere obbligatoria l’analisi di sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti”, ha spiegato Brancaccio, immaginando l’housing come leva per la transizione. Ma con una precisazione: “La sostenibilità non può e non deve diventare un concetto divisivo, fonte di scontri ideologici”. 

Gli aumenti dei costi e il modello industriale

La Presidente è intervenuta prima sul nodo degli aumenti dei costi, dopo la guerra in Ucraina e ora con il conflitto in Iran che sta facendo ulteriormente lievitare i prezzi su energia e materiali. Infine, un focus sull’industrializzazione del settore: “In Italia, l’offsite e la prefabbricazione sono ancora poco diffusi e necessitano di un’organizzazione industriale che non può essere certo imposta dall’oggi al domani. Se il modello industriale è applicato su vasta scala, con processi standardizzati e una domanda sufficientemente stabile, si può stimare un’importante riduzione nella durata dei lavori, che può arrivare anche al 60% rispetto alla costruzione tradizionale, e dei costi, fino al 20% in contesti favorevoli”.

Tuttavia, occorre sottolineare che questi vantaggi si realizzano pienamente solo in presenza di economie di scala stando attenti a non depotenziare filiere industriali che si basano su altri modelli.