
Negli scorsi giorni, ANAC ha divulgato il Rapporto “Addensamento sottosoglia degli affidamenti diretti di servizi e forniture (2021-2024)”, l’analisi che si concentra sull’utilizzo degli affidamenti diretti da parte delle Stazioni Appaltanti in Italia e, in particolare, sul loro addensamento in corrispondenza delle soglie legali in seguito alle più recenti evoluzioni normative.
Lo studio esamina anche le principali categorie (CPV) dell’oggetto degli affidamenti diretti che si addensano sottosoglia, nonché la dimensione delle Stazioni Appaltanti (SA) che fanno ricorso a tali procedure. L’analisi dei dati su cui si basa il presente documento è stata svolta su un dominio da cui sono state eliminate le procedure con i CIG di importo inferiore a 5.000 euro e quelli con importi superiori a 25 milioni di euro.
Gli affidamenti diretti rappresentano la stragrande maggioranza delle procedure per servizi e forniture in Italia, mantenendosi costantemente sopra il 92-95% del totale tra il 2021 e il 2024. Tuttavia, il loro peso economico complessivo è più variabile, oscillando tra il 17% e il 31% del valore totale del mercato.
Lo studio evidenzia una chiara tendenza delle Stazioni Appaltanti a concentrare i contratti per importi immediatamente inferiori alla soglia legale. Questo comportamento suggerisce un adattamento strategico per beneficiare dei minori oneri procedurali e della maggiore discrezionalità tipici dell’affidamento diretto rispetto alle procedure aperte.
L’analisi rileva che la tendenza degli importi per restare sottosoglia è più frequente per i servizi “intangibili” e difficili da quantificare, come: servizi legali, servizi di ingegneria e architettonici; consulenze software e programmazione; gestione rifiuti.
Le Piccole Amministrazioni (meno di 50 dipendenti) utilizzano l’affidamento diretto nel 96% dei casi, mentre le Amministrazioni strutturate (oltre 40-50 dipendenti) indicano una maggiore capacità di queste ultime di “calibrare” gli importi in base alla normativa.