
Anche quest’anno, si è tenuta la Settimana della Bioarchitettura e Sostenibilità, la rassegna organizzata da AESS (l’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile), giunta alla sua XXII edizione, che quest’anno ha esplorato come la crisi climatica stia trasformando il modo di progettare, abitare e governare gli spazi urbani, presentando soluzioni integrate, dalla pianificazione urbana alla gestione delle risorse, dalle infrastrutture verdi-blu alle nuove tecnologie, capaci di mitigare gli impatti del clima e generare nuove opportunità per la transizione climatica.
Tra gli eventi, ha avuto luogo Giovedì 16 aprile, alle ore 15.30, la Tavola rotonda “Abitare il Clima”, che ha visto la partecipazione di Massimo Mezzetti, Sindaco di Modena, Benedetta Brighenti, Presidente AESS, Francesco Corvaro, Inviato speciale per il cambiamento climatico del Governo italiano, Ilaria Bertini, Direttore del Dipartimento Unità per l’Efficienza Energetica ENEA, Tommaso Ferrari, Assessore Ambiente Comune di Verona e Stefano Betti, Presidente di ANCE EMILIA Area Centro.
L’intervento del Presidente Betti
Il nostro Presidente ha ribadito che “Oggi “Abitare il clima” non è più una proiezione futura, ma il cuore del nostro lavoro quotidiano. Per noi costruttori, il clima è diventato una variabile tecnica obbligatoria, esattamente come la statica o le norme urbanistiche. La nostra missione non è più solo costruire edifici, ma trasformare la sfida ambientale nel nuovo motore economico delle nostre città“.
Come suggerisce il “Piano per l’Italia” presentato da ANCE alla presenza dei Ministri Fratin, Foti e Rixi, afferma Betti: “Non possiamo più vedere il verde come un semplice arredo urbano, ma come un’infrastruttura. Proponiamo un approccio integrato: la pianificazione urbanistica deve rispondere alle esigenze ambientali per legge, tenendo conto delle esigenze di manutenzione delle infrastrutture verdi e blu. Però, attenzione: serve equilibrio. Chiediamo finanziamenti certi per attuare gli obiettivi europei senza stravolgere gli strumenti urbanistici vigenti e valorizzando la gestione e cura della vegetazione/alberature, per trasformare questo percorso in un volano di sviluppo invece che in un freno […] Ciò che proponiamo è di fatto una Governance a due livelli: una Cabina di Regia a Palazzo Chigi che deve coordinare Ministeri, Regioni e Comuni e decidere quali sono le opere prioritarie per la sicurezza del territorio, evitando che i progetti si disperdano in mille rivoli burocratici; una struttura tecnica sul “Modello Sisma”, una sede unica di raccordo per le autorizzazioni, superando la frammentazione degli atti che oggi dilata i tempi dei cantieri“.
Sul fronte delle procedure per gli affidamenti dei lavori: “Chiediamo di applicare il metodo PNRR, basato su tempi certi, obiettivi intermedi e un sistema di controlli rigoroso, ex-ante ed ex-post, che consenta di valutare non solo l’avanzamento fisico degli investimenti ma anche il loro impatto rispetto al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Una volta finanziati i diversi progetti selezionati, sarebbe necessario privilegiare sistemi di gara capaci di coniugare le esigenze di celere aggiudicazione dei lavori con la massima trasparenza e concorrenza, da valutare anche in base al tessuto imprenditoriale che caratterizza il territorio“.
Sempre tornando alle proposte ANCE, nell’ambito della tecnologia: “Suggeriamo di estendere la piattaforma Regis (quella usata per il PNRR) anche agli interventi contro il dissesto idrogeologico. E poi ci sono i Digital Twin. Immagini di avere una replica digitale esatta di un’opera o di un quartiere: con questi strumenti possiamo fare simulazioni “what-if”. Cosa succede se piove il triplo della media? Come reagisce il drenaggio urbano? Questo ci permette di anticipare i rischi, ridurre le varianti in corso d’opera (che sono quelle che fanno lievitare i costi) e garantire che ogni euro speso porti un beneficio misurabile in termini di emissioni e risparmio idrico. Di fatto il Digital Twin favorisce coordinamento tra stazioni appaltanti, gestori e imprese, valorizzando la logica della performance e garantendo trasparenza su avanzamento, impatti e risultati degli interventi“.
Passando poi al tema del PNRR e alla stabilità dei cantieri, Betti ha dichiarato “Dobbiamo uscire dalla “logica dell’emergenza”. Non si può finanziare la sicurezza del territorio solo dopo un’alluvione. Chiediamo una pianificazione di lungo periodo che agganci il nuovo Quadro Finanziario Europeo 2028-2034. La Commissione Europea è sempre più attenta all’adattamento climatico: l’Italia deve farsi trovare pronta con progetti cantierabili e un sistema che sappia gestire le fluttuazioni dei prezzi dei materiali, che restano una criticità legata alle tensioni geopolitiche e conflitti bellici. Solo con la stabilità finanziaria le imprese possono investire in tecnologie e personale specializzato“.
Sulla questione del Piano Casa a livello locale e regionale e nazionale, il Presidente è intervenuto su come ritiene che si possano tenere insieme la sostenibilità ambientale con quella sociale ed economica: “È la sfida più complessa, ma anche la più stimolante. Dobbiamo essere onesti: la rigenerazione urbana non è più un’eccezione, è lo standard. Quasi dieci anni fa la Legge 24/2017 ha tracciato la rotta e oggi, come costruttori, abbiamo pienamente metabolizzato che il nostro lavoro non è più l’espansione, ma la valorizzazione del tessuto esistente. Anche la direttiva europea “Case Green”, spesso vista con timore, per noi rappresenta una opportunità di modernizzazione del patrimonio edilizio. Tuttavia, c’è un “però” che va affrontato con estrema chiarezza davanti a istituzioni e cittadini: la rigenerazione ad alta resilienza e il rispetto dei nuovi parametri ambientali comportano costi iniziali decisamente più alti rispetto al passato. A questo si aggiungono le sfide poste dai nuovi PUG, come l’Edilizia Residenziale Sociale (ERS) che incide fortemente sul piano economico delle operazioni. Ma è qui che dobbiamo ribaltare la prospettiva. L’inazione ha un prezzo ben più alto del cantiere. Non intervenire significa accettare un degrado urbano e ambientale che, nel lungo periodo, diventerà insostenibile per la collettività. Anche in questo caso serve un ecosistema di incentivi e, soprattutto, una regia istituzionale coordinata a tutti i livelli: nazionale, regionale e comunale. La politica abitativa non può essere solo un obbligo normativo in capo al costruttore; deve diventare un piano programmato di messa in sicurezza e ammodernamento delle città. Solo con una visione che unisca incentivi economici, snellimento burocratico e partenariato pubblico-privato potremo garantire che la rigenerazione non resti un lusso per pochi, ma diventi lo strumento per dare case sicure, efficienti e accessibili a tutti i modenesi“.
Si è poi così espresso sull’Avviso per la raccolta di manifestazioni di interesse per Accordi Operativi del PUG pubblicato dal Comune di Modena del 2025: “È un laboratorio importante: rappresenta il terreno del partenariato, dove il privato mette a servizio della collettività risorse e competenze, in un’ottica sempre di sostenibilità economica degli investimenti. Tuttavia, dobbiamo essere chiari: per quanto utile, questo bando risponde a un’esigenza puntuale di ripensamento degli spazi e dei contenitori; non può e non deve essere considerato la soluzione strutturale definitiva alle necessità della città. La sua efficacia reale si misurerà sulla celerità dei processi autorizzativi: nel 2026, il dinamismo non è più un’opzione, ma un fattore determinante. Auspichiamo che l’Amministrazione possa valorizzare gli Accordi Operativi non solo come un passaggio procedurale, ma come un vero motore di sostenibilità. Attraverso un percorso amministrativo fluido e tempi certi, potremo dare insieme quella risposta tempestiva e concreta che le sfide climatiche della nostra città richiedono“.
L’intervento si è concluso, guardando alla Modena del futuro: “Non cerchiamo più solo manodopera e tecnici di cantiere, ma “specialisti della transizione”. Stiamo investendo tantissimo nella formazione con le nostre Scuole Edili, ma serve un patto con tutto il sistema educativo in senso più ampio, per rendere l’edilizia un settore attrattivo per i giovani che vogliono davvero operare in questo ambito così sfidante“.