
Banca d’Italia ha reso disponibile lo studio “Rischio idrogeologico e rischio di credito: la probabilità di insolvenza delle imprese italiane corretta per il rischio fisico“, il nuovo numero che mette in relazione l’effetto dei rischi fisici legati al cambiamento climatico sulla probabilità di insolvenza (PI) per le imprese che si trovano in aree a maggior rischio di frane e/o alluvioni.
L’analisi mostra che il 38% delle imprese è esposto a rischi idrogeologici, considerando tutte le sedi, legale e produttive, con forti differenze regionali e settoriali: l’esposizione “climatica” comporta anche un lieve aumento del rischio di insolvenza e un deterioramento della solidità creditizia maggiore per le imprese in aree ad alto rischio.
Per quanto riguarda il rischio alluvione, Emilia-Romagna e Toscana sono le Regioni più a rischio, sia in termini di numero assoluto di unità produttive di imprese che di quota regionale. In particolare in Emilia-Romagna, quasi il 55% delle unità locali si trova in aree a rischio ma di categoria meno grave.
I risultati su un sotto-campione di imprese indicato che la copertura assicurativa contro i rischi naturali può ridurre il deterioramento medio della probabilità di default di quasi il 50%, che potrebbe potenzialmente ridurre i costi di finanziamento, rendendo i prestiti bancari più accessibili per le imprese assicurate, oltre a contribuire alla stabilità del sistema finanziario.
Secondo la prospettiva settoriale, l’Agricoltura risulta essere l’attività economica più vulnerabile; seguono i Trasporti e le Costruzioni, dove l’incremento della probabilità di default raggiunge i 9 punti base.