Si è tenuta Mercoledì 17 dicembre 2025, l’Audizione ANCE, presieduta dalla Vice Presidente Paola Malabaila, presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato, nell’ambito dell’esame del Disegno di Legge delega n. 1623/S per la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) (link alla registrazione dell’Audizione).
La definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) rappresenta un passaggio cruciale e non eludibile nel percorso di attuazione dell’autonomia differenziata: per l’ANCE è essenziale che i LEP assicurino che la differenziazione sia sostenibile e responsabile e che non portino ad una disgregazione del Paese o a nuove diseguaglianze territoriali.
Le imprese del settore edile operano quotidianamente su scala nazionale, con attività che spesso attraversano i confini regionali, perciò è essenziale che, per mantenere l’efficienza e la certezza del quadro normativo, è essenziale che esistano un set di regole, procedure e standard minimi che siano chiari e soprattutto uniformi.
La Vice Presidente ha così spiegato: “Se ogni Regione avesse regole totalmente si creerebbe un quadro normativo ambiguo e disomogeneo, influendo negativamente sulla competitività complessiva del sistema imprenditoriale”.
Inoltre, l’ANCE evidenzia un ulteriore rischio: i LEP individuati nei diversi ambiti di materia presentano nature molto diverse e non sempre risulta chiaro quale sia la soglia minima uniforme garantita su tutto il territorio nazionale. Questa ambiguità rischia di creare incertezza sull’esercizio della potestà normativa regionale al di sopra dei LEP e di alimentare un aumento del contenzioso tra Stato e Regioni, compromettendo l’equilibrio del riparto di competenze. Da qui l’invito alla massima cautela: alcuni richiami normativi che il Legislatore intende elevare a LEP, secondo l’ANCE, dovrebbero essere prima aggiornati e riformati.
Di fondamentale importanza, per il settore delle costruzioni, è la determinazione dei LEP in materia di urbanistica ed edilizia: si tratta di un ambito segnato da una forte arretratezza normativa – con una legge urbanistica nazionale risalente al 1942 e standard urbanistici fermi al 1968 – e da un’elevata conflittualità tra Stato e Regioni, come dimostrano le numerose leggi regionali dichiarate incostituzionali negli ultimi anni. Per l’ANCE è corretto definire livelli minimi di prestazione della Pubblica Amministrazione per garantire uniformità sul territorio nazionale, ma senza sacrificare la possibilità per le Regioni di valorizzare le proprie specificità e intraprendere percorsi di sviluppo differenziati.
Dall’esame degli articoli 17-20 del DdL emergono tuttavia criteri direttivi che, secondo l’Associazione, non sempre appaiono sorretti da sufficiente chiarezza. In particolare:
- In tema di pianificazione urbanistica, l’ANCE ritiene che i LEP non debbano riguardare i contenuti dei piani urbanistici comunali. I LEP dovrebbero invece concentrarsi sulle garanzie procedimentali: tempi certi, individuazione del responsabile del procedimento, partecipazione e accesso alla documentazione.
- Quanto agli standard urbanistici, l’Associazione esclude che possano essere qualificati come LEP senza una previa riforma del decreto ministeriale n. 1444 del 1968, ormai anacronistico e non allineato agli indirizzi europei sulla rigenerazione urbana e il riuso del patrimonio esistente. Anche in questo caso, viene ribadita l’esigenza di flessibilità regionale.
- Nel campo dell’attività edilizia, caratterizzato da un quadro normativo frammentato e incoerente, l’ANCE chiede di chiarire quali siano le prestazioni minime effettivamente garantite dalla Pubblica Amministrazione. Alcuni principi contenuti nel DdL, come la semplificazione dei mutamenti di destinazione d’uso in assenza di “variazioni significative del carico urbanistico”, appaiono troppo vaghi e rischiano di generare incertezza applicativa.
- Sulla tutela dell’ambiente e sull’economia circolare, l’ANCE condivide l’importanza di definire LEP, non solo facendo riferimento al Codice dell’Ambiente, ma anche considerando i numerosi provvedimenti normativi e para-normativi hanno definito in modo puntuale requisiti e condizioni operative in materia di permitting ambientale, gestione dei rifiuti ed economia circolare.
- In tema di bonifiche, l’Associazione condivide la necessità di fissare obiettivi territoriali per favorire la bonifica dei siti inquinati e la rigenerazione dei suoli degradati, anche alla luce delle criticità dell’attuale sistema, caratterizzato da eccessiva complessità, tempi lunghi e costi elevati. Appare senza dubbio importante definire dei livelli minimi di prestazione, funzionali a garantire standard minimi uniformi di tutela ambientale e di recupero del territorio. In questo ambito, tuttavia, la definizione dei LEP dovrà necessariamente tenere conto della nuova Direttiva europea sul monitoraggio del suolo, che introduce un approccio graduale e basato sul rischio, principi che l’Italia sarà chiamata a recepire entro il 2028 e che, secondo l’ANCE, non possono essere ignorati nella futura definizione dei LEP.
In allegato, il documento presentato in Senato.
FONTE: ANCE