
Si è tenuta, in data 3 luglio 2024, a Bologna, la presentazione dello “Stato di avanzamento del Piano Speciale della Ricostruzione” da parte della Vice Presidente della Regione, Irene Priolo, davanti alla Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità dell’Assemblea legislativa.
Il Piano Speciale Definitivo per la Ricostruzione verrà approvato, poi, dal Commissario Straordinario Generale, Francesco Paolo Figliuolo, e disegnerà una nuova strategia di intervento, oltre che di pianificazione, per ridurre il dissesto idrogeologico e rafforzare le infrastrutture viarie e ambientali dell’Emilia-Romagna.
Le opere previste dal Piano si svolgeranno nell’arco di 12 anni: gli interventi sono frutto della definizione delle esigenze di tutti i territori colpiti e la proposta potrà essere ulteriormente rimodulata in fase di affinamento e a seguito delle progettazioni specifiche e comprendono circa 2,5 miliardi di opere sul reticolo principale, 900 milioni sul reticolo minore dei Consorzi di bonifica, 355 milioni sulle reti ambientali (meteoriche e fognarie). Al lavoro per definire il c.d. ‘Quadro esigenziale’ partecipano l’Agenzia regionale di Protezione Civile, Consorzi di Bonifica, Comuni, Provincie, ANCI, UPI, Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i Servizi Idrici e Rifiuti (ATERSIR), Gestori del Servizio Idrico Integrato e Società degli asset, Gestori delle Reti stradali e ferroviarie.
L’impianto economico del Piano speciale si completerà nei prossimi giorni con gli interventi sulle infrastrutture di mobilità che andranno ad aggiungersi a completamento del quadro esigenziale.
Riportiamo, di seguito, le azioni di dettaglio del Piano:
- Piano del dissesto: comprende la perimetrazione delle aree allagate e la mappatura dei movimenti franosi dopo gli eventi del maggio 2023, nonché gli interventi sui fiumi e canali. Il piano definisce anche gli indirizzi per la gestione della vegetazione e dei versanti nonché per la gestione degli animali fossori, che creano dei problemi sugli argini con le tane. Fissati anche i criteri per la valutazione della compatibilità idraulica dei ponti e delle infrastrutture. Nel documento, infine, il catalogo degli interventi di consolidamento di versante, la raccolta e organizzazione dei dati delle principali rotture e dissesti arginali. Di competenza di quest’azione è la pianificazione urbanistica di beni in aree a rischio, quindi misure temporanee di salvaguardia per limitare l’aumento del carico urbanistico, escludendo nuove costruzioni nelle aree allagate, o a rischio frana, al di fuori del perimetro urbanizzato, in attesa dell’aggiornamento dei Piani di assetto idrogeologico.
- Piano per le infrastrutture: comprende interventi finalizzati alla definitiva sicurezza e al ripristino delle infrastrutture stradali e ferroviariedi interesse nazionale e di quelle rientranti nella competenza delle Regioni e degli Enti locali, danneggiate dagli eventi alluvionali. È strettamente correlato col piano del dissesto, prioritariamente per le situazioni che costituiscono pericolo per centri abitati e infrastrutture, per gli interventi integrati di mitigazione del rischio idrogeologico e di tutela e recupero degli ecosistemi e della biodiversità, oltre che per la delocalizzazione di beni in aree a elevata pericolosità idraulica, nei limiti delle risorse specificamente finalizzate allo scopo.
- Piano speciale per le infrastrutture ambientali: comprende i lavori agli impianti di depurazione e di collettamento fognario. Comporta un miglioramento, nell’ambito del servizio idrico integrato, del sistema di drenaggio urbano per il deflusso delle acque meteoriche, alleggerendo le reti urbane. Inoltre, sono state individuate soluzioni il più possibile tese al superamento delle interferenze tra canali di bonifica o reticolo idrografico superficiale e le reti fognarie esistenti sul territorio regionale, attraverso un coordinamento con i gestori del servizio idrico e le autorità idrauliche competenti.